Perchè UNKNOWN?
UNKNOWN – Niente è già scritto, tutto è da scrivere, è il titolo che è stato il scelto per l’ottava edizione della Summer School della Scuola di Politiche, che si terrà a Cesenatico dal 12 al 15 settembre 2024. Quattro giornate formative durante le quali, giovani tra i 18 e i 30 anni, avranno l’opportunità di dialogare tra loro e con gli ospiti dell’evento sui temi che contraddistinguono il nostro tempo.
Il logo di questa edizione gioca con una serie di pedine del domino in equilibrio precario. Da una parte mosse dalle lettere “Un” (“NON”), dall’altra dalla parola “Known” (“Conosciuto”).
Quello che conosciamo e quello che non conosciamo dialogano in un equilibrio precario, dove tutto è in movimento e nulla è prevedibile, ed è proprio per questo che la realtà richiede di essere analizzata in un modo nuovo, quanto più trasversale possibile, coinvolgendo vari campi di studio.
Il concept: di cosa parleremo?
Benvenuti nell’era dell’ignoto, questo è il tempo del non conosciuto e dell’insondabile. Dopo anni di crisi in sequenza, guerre scoppiate nel giro di una notte, emergenze climatiche e sanitarie globali, il mondo intero pare essersi svegliato in uno scenario distopico.
Inutilizzabili i vecchi codici di lettura della realtà. Obsoleti (perché fallibili) gli strumenti di previsione. Tutto scorre con accelerazioni formidabili, nulla è come preventivato. Disorientati cerchiamo risposte che non arrivano semplicemente perché ancora nessuno le ha trovate. Così lo smarrimento colpisce tutti: chi deve decidere e chi le decisioni le subisce, la politica e i cittadini, le vecchie e le nuove generazioni.
Ma allora che fare? Scartata l’inerzia pura e semplice in preda alla paura, la prima opzione è l’attesa attiva, con l’obiettivo (o l’illusione) del contenimento dei danni in vista della prossima cesura, del prossimo cigno nero all’orizzonte. La seconda è attrezzarsi alla trasformazione strutturale, alla flessibilità permanente.
Nell’uno e nell’altro caso – che si scelga di giocare in difesa o in attacco – una cosa è certa: il cambio di paradigma è irreversibile. Accettarne l’ineluttabilità significa declinare la reazione in ogni ambito: dalla psicologia collettiva ai modelli di democrazia, dalla medicina all’intelligenza artificiale, dalla geopolitica al lavoro e al welfare, dalle politiche ambientali alla sicurezza.
Il tutto con un esito possibile, anch’esso imprevisto e sorprendente: se niente è già scritto, tutto è ancora da scrivere. E il carico di opportunità e occasioni per cambiare in meglio è forse la sfida più ambiziosa e affascinante che ci attende. A patto di ritrovare il coraggio e la forza di accettarla fino in fondo.


