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Recensione di “Salviamo l’Europa” di M.Bellini

Di Alfredo Marini

L’Unione Europea è una comunità di destino al bivio della Storia, chiamata a scegliere tra integrazione o disgregazione, tra un futuro comune o nessun futuro. Michele Bellini analizza questo momento cruciale attraverso una riflessione contenuta nel suo libro “Salviamo L’Europa: Otto parole per descrivere il futuro” – Marinetti1820, 2024  con prefazione a cura del Presidente Enrico Letta.

Con il suo libro Michele Bellini descrive le principali problematiche che attanagliano l’Unione Europea delineando al contempo alcune proposte per rilanciare il processo di integrazione verso la prospettiva descritta nella Dichiarazione Schuman. 

Salviamo l’Europa si struttura sull’analisi di otto parole –  Geopolitica, Allargamento, Sovranità, Democrazia, Sostenibilità, Immigrazione, Convergenza e Tecnologia – rappresentando un vademecum valido e comprensibile a chiunque, per orientarsi attraverso la complessa fase in cui è attualmente immersa l’UE. 

L’autore ricorda come il processo d’integrazione abbia intrattenuto un rapporto ambiguo con il concetto di “potenza”; se da un lato è stata l’assenza stessa di una potenza globale sul Vecchio Continente a permettere l’avvio del percorso politico delineato da Robert Schuman, dall’altro  non si può negare l’utilità geopolitica rivestita (a quel tempo) dal progetto europeo per gli Stati Uniti, la vera superpotenza mondiale. A partire dall’inizio del terzo millennio, però, inizia il processo di erosione di quell’equilibrio costruito sui pilastri del multilateralismo, della globalizzazione e dell’ indiscussa superiorità militare degli Stati Uniti. Un processo che, a seguito del graduale disimpegno americano e all’affermarsi di nuove potenze globali, giunge ad un punto di svolta il 24 febbraio 2022. Michele Bellini parte da un dato di fatto: il sistema in cui l’Europa ha costruito per decenni  la propria via per la pace e la prosperità non esiste più ed è da tale consapevolezza generalizzata che bisognerebbe partire per dotare l’UE di strumenti adeguati propri di un attore geopolitico credibile. A tal proposito non è un caso che la parola “Geopolitica” (a cui l’autore dedica una parte significativa del libro) sia ormai entrata a pieno titolo nel vocabolario delle istituzioni europee. 

Dopo decenni di economicismo – argomenta Bellini – la crisi energetica, l’invasione dell’Ucraina, la destabilizzazione di Nord Africa e Medio Oriente e l’allargamento della sfera d’influenza cinese hanno rappresentato solo alcuni dei fenomeni che stanno portando il concetto di sicurezza in cima alle priorità dell’Unione per la prima volta. L’interdipendenza economica nata nel contesto della globalizzazione si è così trasformata da opportunità di crescita e pace a mezzo offensivo (c.d. weaponized interdependence) per quei Paesi fortemente dipendenti dall’importazione di materie prime e da lunghe filiere produttive. Per questo motivo l’autore ribadisce l’urgenza per l’UE di ideare soluzioni da approntare nel momento in cui l’interdipendenza si dovesse trasformare – come sta accadendo – in un’arma. 

Bellini analizza un altro aspetto legato al concetto di dipendenza, la difesa comune. Per tutto l’arco della Guerra Fredda e fino ai giorni nostri, la deterrenza militare garantita da Washington per le proprie esigenze strategiche ha reso l’Unione incapace di provvedere autonomamente alla propria sicurezza. L’esercito europeo, perciò, è un’esigenza strategica per l’UE. In quest’ottica Michele Bellini reputa necessario costituire quanto prima un procurement militare standardizzato con cui diminuire i centri di costo e contrastare uno spreco di risorse che il Parlamento Europeo ha stimato in 22 miliardi di euro. In sintesi:  spendere meglio insieme per spendere e meno, coinvolgendo in questo settore anche il comparto della ricerca e dell’innovazione. 

L’allargamento è un’altra tematica che l’autore prende in grande considerazione. Mentre continua il dibattito tra chi vorrebbe l’allargamento dell’Unione e chi l’approfondimento dell’integrazione già conseguita, Bellini spiega come l’inclusione dei Paesi dell’Europa orientale abbia rappresentato un investimento geopolitico di valore capitale, soprattutto alla luce di quanto accaduto dopo l’invasione dell’Ucraina. L’allargamento resta una priorità da conseguire con metodo e chiarezza nei confronti dei Paesi che hanno in corso i negoziati d’adesione. Evitare il ripetersi di quanto accaduto con Albania e Macedonia del Nord è fondamentale per non ingenerare frustrazione in quei Paesi che percepiscono l’appartenenza all’Unione la propria destinazione ideale. Perciò Bellini propone l’abolizione del criterio dell’unanimità per decidere sull’avvio dei negoziati d’adesione ricollegandosi altresì alla proposta di Enrico Letta ed Emmanuel Macron della Comunità Politica Europea quale strumento flessibile con cui coinvolgere nel perimetro d’azione dell’UE quei Paesi che non sono ancora membri effettivi. 

Secondo Michele Bellini il rilancio dell’integrazione deve avvenire su tre binari: difesa, digitalizzazione e decarbonizzazione. A tal fine egli propone un sistema che punti alla convergenza e che sia in grado di dotare l’Unione di risorse sufficienti e maggiori capacità di spesa. Serve adattare la normativa antitrust al nuovo contesto economico globale e ideare, allo stesso tempo, delle politiche industriali sostenute da investimenti privati e pubblici promossi dal livello europeo e supportati da una fiscalità europea sul modello proposto da Mario Draghi. L’ex Presidente della BCE, infatti, ribadisce la necessità di costruire una maggiore forza di spesa e una capacità di indebitamento a livello federale, così da diminuire i costi aggregati di indebitamento e permettere agli Stati membri di focalizzarsi sulla riduzione del debito pubblico.  A questo punto Bellini sottolinea come gli Stati membri debbano essere disposti a condividere a livello europeo un’altra parte della propria sovranità. L’autore suggerisce perciò di intendere la scelta europea come trade-off tra cessione di sovranità nazionale e acquisizione di sovranità europea condivisa, dato che il costo della “non europa” continua ad essere sempre più insostenibile. Basti osservare il tema della crisi migratoria, dove la fallimentare esternalizzazione delle politiche migratorie congiuntamente all’assenza di risorse federali per la gestione dei flussi si traduce in una gestione solitaria lasciata esclusivamente in capo agli Stati di primo arrivo. 

L’autore si sofferma anche sui temi della partecipazione democratica e del welfare. Bellini chiarisce che il processo di integrazione dell’UE ripartirà con vigore solo se il credo europeista riuscirà ad incidere sulla concretezza delle esperienze di vita dei cittadini. Egli a questo scopo propone di innovare il dibattito pubblico europeo introducendo nuove forme di coinvolgimento dei cittadini con cui riempire di partecipazione il tempo che intercorre tra le singole consultazioni elettorali. Infine Michele Bellini – facendo proprio il pensiero di Jacques Delors secondo cui “il progetto europeo che sacrifica gli standard sociali non potrà contare sul sostegno dei cittadini europei – propone la creazione di un sistema di welfare in cui gli Stati membri possano tutelare i diritti sociali legati alla territorialità e l’Unione quelli impattati dalle dinamiche di interdipendenza del mercato unico. 

Salviamo l’Europa si caratterizza per un linguaggio lineare, chiaro e divulgativo grazie al quale l’autore ci accompagna attraverso le tematiche complesse del nostro presente.

Egli con il suo libro ribadisce quanto sia importante porsi le giuste domande ed informarsi correttamente al fine di poter scegliere con consapevolezza la strada per il benessere comune.

“L’unificazione europea è come la bicicletta: o pedali e vai avanti oppure ti fermi e quindi cadi”, questa frase riassume perfettamente l’invito lanciato dall’autore a proseguire il processo di integrazione politica dell’Unione quale strada maestra per il conseguimento del benessere collettivo. 

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