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Processi, innovazione e PNRR: i temi del secondo weekend del corso IMPACT a Cagliari

Di Barbara Cadoni

, Isacco Fanni

L’innovazione e lo sviluppo territoriale e la governance delle politiche per la ripresa presenti nel PNRR sono stati al centro del dibattito del secondo weekend del corso IMPACT Sardegna, sede Cagliari “Governo Locale”, che si è tenuto il 10 e l’11 novembre 2023, organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Cagliari, la SVIMEZ e con il supporto della Fondazione di Sardegna.

 

Il Next Gen. EU come grande avventura collettiva europea

L’’ultima grande avventura collettiva che abbiamo vissuto come italiani e europei, nel 2002, è stato l’avvento della moneta unica, l’Euro: con la stessa moneta per circa 500 milioni di persone e per 18 paesi dell’Unione Europea. Per arrivare a tale obiettivo si pagò una tassa, l’Eurotax. La crisi dell’Unione è stata determinata da: la crisi della Grecia del 2008, che si è estesa in  tutta Europa, la nascita dei partiti sovranisti, la mancata  adozione di una Costituzione europea e  la Brexit.

In questo contesto, negativo, arriva la pandemia, che comporta la chiusura dei confini portando l’Europa 30 anni indietro.  In questa condizione avviene una cosa non prevista, cioè, il Next Generation EU che immette fondi nel sistema e la possibilità di avviare nuove riforme. Nasce, NGE,  in un contesto in cui la stessa UE è a rischio, esso è la cassa che finanzia i PNRR dei vari Stati. ll dott. D’Arrigo usa la metafora del cigno nero (cioè la pandemia) che si trasforma in un cigno bianco, e cioè il Next Generation EU. Tale momento è, per usare un termine americano “hamiltoniano”, perché, a differenza dei normali finanziamenti è importante sia a livello ideale e “romantico” che di base.

I principali elementi di novità del Next Gen EU sono:

  •  La governance. Il Next Ge. EU centralizza e dà importanza alla commissione europea dandole un ruolo importante e anche “politico” (regolamento 2021/241)
  • Fondi per  la programmazione. Nel Pnrr ogni sei mesi è prevista la rendicontazione delle spese sostenute, altrimenti non viene erogata la tranche successiva. Tutti guardano al PNRR italiano perché tutto deve funzionare a tutti i livelli.
  • Condizionalità non solo economiche ma anche valoriali. Questa volta c’è un elemento che sta nel fondamento dell’UE, regolamento delle condizionalità non solo economiche ma anche valoriali. Sono stati due i paesi i cui Piani non sono stati approvati Polonia (a causa della sua legislazione giudiziaria) e Ungheria (per la politica di mancata tutela delle minoranze).

 

Il PNRR Italiano e il ruolo dei Comuni

Nel Next Gen. EU i soldi sono presi dal Mercato, sono BOND. Questo significa che se il PNRR italiano funziona , allora significa che si può fare debito assieme in Europa. Il PNRR Italiano è il più “grande” d’Europa (20% del totale). Chi ha comprato Eurobond è quindi molto interessato all’andamento del Nostro PNRR, che tocca investitori internazionali ma anche cittadini comuni.

Il PNRR italiano è molto centralizzato: le Regioni hanno visto assegnati pochi fondi rispetto al totale.

I comuni dovranno gestire  invece 40 miliardi. Per far capire l’ordine di grandezza, la finanziaria italiana movimenta tra i 34 e i 35 milioni, e mentre la finanziaria viene approvata una volta all’anno, le tranche del PNRR invece vengono iniettate nel sistema per due volte all’anno, con un immissione di risorse notevole.

Nel PNRR italiano il Comune è soggetto attuatore, beneficiario e si occupa della rendicontazione semestrale delle risorse. Ad oggi i Comuni sono il comparto più avanti nella realizzazione dei progetti (60%). Ecco perchè ANCI, quando il Governo ha annunciato una modifica al Piano, con il distoglimento di 16 miliardi affidati ai Comuni, si è detta subito contraria.

Il Dott. D’Arrigo, fondatore di Anci Giovani, ha poi spiegato agli studenti cosa è ANCI e quale ruolo svolge. Tra le altre novità e specificità presente nel PNRR italiano, si segnala che

  • il 40% del piano è destinato al Sud: il PIL del Paese cresce se cresce il Sud, avvantaggiando anche il Nord, che ha margini di crescita più bassi.
  • il ruolo assegnato alla PA (l’Europa è sempre stata la più grande agenzia di investimento sul capitale umano , ved. Erasmus), e con il PNRR ci sarà un booster di assunzioni

In conclusione, PNRR significa investire su noi stessi, significa un ritorno dello Stato nella programmazione, significa Riforme (come per esempio quella del catasto) e non solo fondi. Il vero valore che ci lascerà il PNRR, sarà un esercizio di apprendimento obbligatorio: stare nelle regole della programmazione, rendicontazione, l’ammodernamento dell’approccio alla programmazione, il partenariato.

Esiste un agire quotidiano del PNRR che ne fa la vera forza: il dott. D’Arrigo ci lascia con questa frase di Lincoln: “la cosa bella del futuro è che arriva un giorno alla volta”.

Il professor Podda ci introduce nello studio delle aree Marginali con alcune definizioni. Le aree marginali sono aree che non sono centrali; “marginale” è sociologicamente inteso come di  una persona che in un  gruppo è ai margini, difficoltà sociali o cognitive. Il concetto viene da lì e viene applicato allo studio dei territori, e si adatta a spiegare le differenze di sviluppo di tali territori. Aree marginali e disparità territoriali: la categoria che legge le disuguaglianze territoriali, interroga la condizione di svantaggio di aree che durante il processo di  sviluppo industriale sono rimaste emarginate.

In Italia questo tema è particolarmente rilevante l’articolazione delle differenze che  è decisamente variegata. Aspetti fondamentali della marginalità delle aree:

-non si tratta necessariamente di dualismo tra aree urbane e aree rurali,

-no dimensione altimetrica,

– non sono riconducibili ad una dinamica nord e sud,

A seconda dei parametri che vengono usati, un’ area può essere più o meno marginale, dipende dallo studio che viene assunto e dai parametri utilizzati. Parametri coerenti:

  • il generale calo demografico, un territorio marginale è quando c’è un calo demografico, la popolazione cala naturalmente. ma tale indicatore non può essere sufficiente, ad esempio alcune grandi città vivono tale problema, esempio Cagliari (sprawl urbano), si va a vivere nelle città vicine .
  • bassa densità abitativa e l’alta incidenza della popolazione anziana,
  • la difficoltà a mantenere i servizi sul territorio a causa delle difficoltà economica di sostenere il servizio,
  • scarsa capacità di attrarre popolazione dall’esterno,
  • debolezza del tessuto imprenditoriale e la presenza di redditi pro capite più

 

Nelle  zone marginali ci sono problemi, poiché non abitate, di rischio incendi, rischio idrogeologico e la perdita di biodiversità, ad esempio. Le aree marginali in Italia, lontane dai centri economici sono: le  Alpi, gli Appennini, le altre di montagna e di alta collina. Da alcuni anni c’è un nuovo interesse per le aree marginali ad esempio con il ritorno all’agricoltura quindi ritorno all’idea del cibo di qualità, nuove imprese sociali, valorizzazione dei borghi e dei piccoli comuni. Spesso questi processi sono partiti o dal terzo settore e dalla società civile o dall’ attore pubblico come avvenuto con la strategia nazionale delle aree interne (SNAI), del governo Monti e in particolare  dal ministero per la coesione territoriale guidato dal Ministro Barca.

  1. L’Attore pubblico e le aree marginali: il caso del progetto SNAI
  • Lo scopo dell’attore pubblico nelle Aree marginali è quello di mitigare la spirale della marginalità
  • Il progetto SNAI nasce da uno studio di diversi esperti che hanno studiato la marginalità e cercato di dare criteri standard per la sua definizione.

Infatti il progetto consta di due step:

  • individuazione di criteri standard per la definizione dell’area marginale
  • proposta di politiche per riattivare queste aree marginali, con un processo dal basso (Bottom-up)
  • Parametri usati:
  • tutta l’offerta scolastica secondaria: si è scelto questo parametro rifacendosi al concetto di capability di A. Sen
  • ospedali sedi di DEA di livello2
  • stazioni ferroviarie platinum, gold o silver.

Tali parametri hanno comportato ad una suddivisione del territorio in aree più o meno svantaggiate:

  • ultraperiferiche
  • periferiche
  • intermedie
  • cintura
  • polo intercomunale
  • polo

In Sardegna i poli possono essere individuati nelle città di Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro, a cui aggiungiamo oggi Olbia, che quando lo studio venne fatto non era ancora considerata tale.

  • Fondi SNAI e politiche pubbliche:

-la programmazione non era affidata al Ministero ma agli stessi territori;

-il processo Bottom up prevede infatti che siano i territori a dire cosa fare.

In Sardegna i progetti SNAI che sono stati presentati riguardano solo alcune zone come l’Alta Marmilla, Gennargentu Mandrolisai. Alcune delle ragioni per cui il Progetto SNAI ha visto coinvolti pochi territori marginali in Sardegna possono trovarsi nella difficoltà di aggregare territori vicini in un progetto comune e nei criteri stringenti per la presentazione del progetto. Sicuramente l’approccio del progetto che parte dal basso può ritenersi valido.

Per news e approfondimenti:

IMPACT Cagliari 2023: prima lezione del nuovo corso “Governo Locale”

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