È iniziata ieri, a Cesenatico, nella cornice del Teatro Comunale, l’ottava edizione della Summer School della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta nel 2015, diretta da Grazia Iadarola e presieduta da Carla Bassu.
200 giovani, tra i 18 e i 30 anni, si confronteranno, attraverso laboratori, dibattiti e plenarie con esperti, giornalisti, artisti, manager ed esponenti del mondo delle istituzioni sul tema filo conduttore dell’edizione 2024: “UnKnown”, ossia sconosciuto, ignoto, insondabile, ma anche tutto da immaginare.
Cinque giorni di discussione e confronto, che hanno preso avvio ieri pomeriggio con il benvenuto della Direttrice Sdp e i saluti istituzionali del sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli.
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“Conosciamo i fenomeni solo nel momento in cui li viviamo o, addirittura, in un momento immediatamente successivo. E così, spesso, ci ritroviamo a rincorrerli. Con soluzioni spesso tardive, incomplete, inadeguate e inefficienti. Ed è allora che la situazione sembra senza uscita. Come possiamo pensare di riuscire a governare qualcosa che ancora deve accadere e che – molto spesso – non è mai accaduta prima?”, con queste parole Grazia Iadarola, Direttrice della Scuola di Politiche, ha inaugurato l’ottava edizione della Summer School a Cesenatico. “Noi della Scuola di Politiche, da ormai dieci anni, alcune risposte proviamo ad avanzarle. Sono valori e strumenti in cui crediamo. Forse, azzarderei, il motivo per cui esistiamo. La prima è lo studio, inteso come allenamento della nostra capacità critica della realtà e dei fenomeni. La seconda è la lettura del mondo: la SdP nasce europea per vocazione, ma abbiamo sempre ricercato approfondimenti che andassero ben oltre i confini Ue”, ha proseguito la Direttrice Sdp concludendo: “La nostra Scuola è all’insegna dell’interdisciplinarità, non solo nell’offerta formativa ma, soprattutto, nella selezione di studentesse e degli studenti. Ogni anno cerchiamo di costruire un ambiente composto da ragazze e ragazzi con diversi background di studio e di lavoro. Nella convinzione che la novità – almeno il più delle volte – nasca dalla contaminazione, dall’incontro tra diversità: esplorare gli altri e il loro vissuto ci permette di puntare all’empatia. Ossia di sentire quello che sente il nostro interlocutore. E di comprendere le ragioni che lo muovono, anche se non le condividiamo”.
“La Summer School della Scuola di Politiche ha iniziato a svolgersi a Cesenatico in concomitanza all’avvio del mio mandato. Anche per questo, dopo otto anni di collaborazione, lo ritengo un appuntamento fisso della mia amministrazione, fortemente atteso anche dai miei concittadini, per la possibilità di ospitare, oltre a tantissime studentesse e tantissimi studenti, anche importanti ospiti nazionali e internazionali”, ha dichiarato Matteo Gozzoli, sindaco di Cesenatico. “Spero che questa Summer School possa essere per tutti i partecipanti non solo un importante momento formativo ma anche un’occasione per scoprire la bellissima città dove si svolge. Buon inizio lavori!”, ha concluso.
A seguire, gli interventi di Patrick Zaki sui 20 mesi di prigionia in Egitto e del giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni sulle minacce di Putin per l’Europa, introdotto da Monica Nardi.
“Quando sono arrivato a Il Cairo, sono stato fermato dalla polizia con la scusa di aspettare cinque minuti per delle verifiche approfondite sulla mia identità. Ho subito capito che sarebbero stati molto più di cinque minuti e che mi avrebbero portato in prigione. Lavorando come attivista per i diritti umani, infatti, avevo ascoltato molte storie di arresti di colleghi, ma non sapevo ancora quello che mi aspettava. Da quel momento ho iniziato a vivere in prima persona tutto quello che fino ad allora mi era stato solo raccontato”, ha raccontato Patrick Zaki a Cesenatico, intervenendo alla Summer School della Scuola di Politiche. “Ho subito violenze, insulti e interrogatori. Volevano sapere tutto di me: dal mio lavoro, alle mie abitudini, fino alle mie relazioni sentimentali. Per farmi cedere, hanno cercato di portarmi all’esasperazione: prima sottoponendomi domande intimidatorie, poi abbandonandomi in una cella con altri prigionieri dove venivano a prendermi per un nuovo interrogatorio ogni volta che stavo per addormentarmi”, ha proseguito Zaki concludendo: “Successivamente, sono stato spostato in una cella da condividere con un altro prigioniero, che era rimasto lì un anno e due mesi, da solo. Un giorno, sentendolo parlare, ho scoperto che aveva disegnato dei personaggi sul muro della sua cella, con cui in tutti quegli anni aveva intrattenuto – e continuava a intrattenere – lunghi discorsi immaginari. Quel giorno ho capito che dovevo resistere per due motivazioni: non perdere del tutto il contatto con la realtà e poter raccontare al mondo quello che stavo subendo in prima persona. Se sono qui oggi è perché sono riuscito in entrambe le cose grazie al sostegno di tanti con cui condivido la lotta per i diritti”.
La prima giornata di lavori si è conclusa con la presentazione del magazine degli AlumniSdp ‘PoV’.
