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Orizzonte Verde: nuovo mix energetico sulla scia dei cambiamenti geopolitici

Di Stefano Fatica

Fino al 2022, il 30% di tutto il gas naturale prodotto in Russia veniva esportato e, di questo, il 70% era destinato all’Europa. In particolare, secondo i dati di Gazprom, al 2020, 135,75 miliardi di metri cubi di gas naturale era diretto verso l’Europa Occidentale. I Paesi con la più alta quantità di metri cubi importati erano la Germania, con 45,84 miliardi di metri cubi, l’Italia, con 20,80 miliardi di metri cubi, Turchia e Austria, rispettivamente con 16,40 e 13,22 miliardi miliardi di metri cubi.

In ragione di questa dipendenza dal gas russo, a seguito della tragica invasione dell’Ucraina, molte economie hanno riscontrato l’urgenza di un immediato mutamento nell’approvvigionamento energetico. Il 2023 è stato un anno chiave per la transizione energetica. La notizia più sorprendente è stata che per la prima volta nella storia, i parchi eolici hanno prodotto più energia rispetto a quella prodotta da gas naturale, producendo 475 TWh contro i 452 della produzione di gas, mentre l’eolico e il fotovoltaico hanno prodotto nel 2023 il 27% dell’energia elettrica europea.  Il report “European electricity review 2024”, pubblicato dal think tank britannico Ember, evidenzia come nel nuovo mix energetico europeo il 44% della produzione di energia elettrica derivi da fonti rinnovabili. Secondo Ember, infatti, siamo in un momento cruciale del nostro percorso di transizione energetica e l’Unione Europea ha chiara la sua intenzione di fare dell’eolico e del solare la spina dorsale del proprio approvvigionamento energetico. 

Ad incrementare questa crescita delle rinnovabili, oltre all’allontanamento dalla produzione Russa, hanno influito due fattori. 

Il primo è rappresentato dal drastico calo della produzione di carbone. Se in un primo momento, a seguito dell’invasione, si era palesato lo spettro di un possibile riutilizzo di questa fonte come sostituto principale del gas, subito dopo questa idea si è rivelata difficilmente percorribile. Nel 2023, infatti, abbiamo assistito ad un calo record del 26% nella produzione del carbone che non è stata accompagnata, come pensavano molti analisti, da un aumento della produzione di gas, anzi, anche quest’ultimo ha subito un calo del 15% nella sua produzione. Secondo Ember, questo trend proseguirà nei prossimi anni fino ad un’uscita di scena definitiva del carbone accompagnato da un declino sempre maggiore della produzione di gas all’interno del mix energetico europeo. 

Il secondo fattore determinante che ha contribuito al crollo della produzione di gas e carbone e di conseguenza ad un maggiore utilizzo di energie rinnovabili, è rappresentato dal crollo senza precedenti della domanda, favorito sia dall’invasione russa che da un inverno mite. La riduzione della domanda è stata pari al 3,4% nel 2023 rispetto al 2022, che corrisponde ad un calo di produzione di 94 TWh. Anche se il trend era già in diminuzione nel 2022 rispetto al 2021 (infatti dal 2021 al 2023 il crollo della domanda è stato pari al 6,4%), la crisi ucraina ha velocizzato questo processo. 

Il think tank britannico, ad ogni modo, solleva la questione relativa al percorso da seguire nei prossimi anni per mantenere costante la crescita e il ruolo delle rinnovabili all’interno del mix energetico europeo. Questo perché aumenterà il processo di elettrificazione e, con esso, la domanda di energia elettrica. La sfida dell’Europa, dunque, sarà quella di tenere il passo con l’aumento della domanda e fare in modo che le rinnovabili garantiscano il taglio di emissioni per salvaguardare il clima. 

Questo ovviamente sarà possibile soprattutto se si riusciranno a superare alcuni ostacoli legati all’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili. Per l’eolico, ad esempio, sarà necessario efficientare i costi per gli impianti e i tempi autorizzativi che risultano essere molto lunghi; per il fotovoltaico, invece, il timore è quello di non riuscire più a reperire facilmente le materie prime per la produzione dei pannelli affiancato alla necessità di efficientare lo smaltimento. 

Affianco ad una crescita senza precedenti delle energie rinnovabili, nel 2023 si è registrato anche un aumento della produzione di energia nucleare, pari ad 1,5% rispetto al 2022. Secondo Ember, infatti, l’energia nucleare resta un importante fonte energetica a zero-emissione carboniche e continua ad essere la principale fonte di energia elettrica in Europa, rappresentando il 23% del mix energetico europeo, con una produzione pari a 619 TWh. 

Il settore energetico Europeo è in un momento di grande cambiamento; la sfida, quindi, è quella di garantire un nuovo mix nell’approvvigionamento energetico sempre più legato a fonti di energia pulita e sempre meno a dipendente da fonti energetiche derivanti dai combustibili fossili. 

L’Europa dovrà affrontare questa sfida cogliendo la grande opportunità di sviluppo energetico, economico e sociale. 

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