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La sesta edizione del corso IMPACT a Torino è iniziata!

Di Sara Riccobaldi

Venerdì otto marzo, è iniziata la sesta edizione del corso Impact Torino della Scuola di Politiche.

Questa giornata introduttiva ha esplorato i temi che stanno alla base dell’analisi delle politiche pubbliche: dal loro riconoscimento, al legame con la sostenibilità, fino alla loro valutazione. In questa prima lezione le studentesse e gli studenti sono stati gentilmente ospitati da Fondazione Agnelli, con l’accoglienza di Grazia Iadarola, direttrice della Scuola di Politiche, seguiti dalla presentazione del corso Impact Torino ad opera di Andrea Gavosto, Presidente della Fondazione Agnelli e coordinatore del corso insieme al Prof. Stefano Sacchi, coordinatore del Centro Studi THESEUS del Politecnico di Torino, dove si terranno alcune delle prossime lezioni.

Il corso, infatti, è realizzato proprio grazie alla collaborazione tra la Scuola di Politiche, la Fondazione Agnelli, il Politecnico di Torino, il dipartimento di Culture Politiche e Società dell’Università di Torino, con il contributo e il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Nell’ultimo anno abbiamo visto enormi mutamenti nelle nostre società, con i giovani che si rivendicano sempre più spazio sul piano politico. In questo contesto si inserisce la necessità del policy-making, in quanto le politiche pubbliche rappresentano l’azione più forte per andare a contrastare e affrontare quei problemi che vengono considerati di pubblico interesse. Su questo si è basata la lezione introduttiva della Prof.ssa Stefania Ravazzi, docente al dipartimento di Culture, Politiche e Società dell’Università di Torino, che ha spiegato alla classe quali sono i processi che conducono alla formulazione di una politica pubblica e le fasi della sua implementazione. Esiste un mondo nascosto a cui i giovani vengono raramente esposti: il policy-making rappresenta un duro lavoro di riconoscimento e studio della società in cui viviamo, per comprendere quali sono i problemi che vanno a minare un interesse pubblico più generalizzato, e quali sono i costrutti analitici che è necessario affrontare per intervenirvi. Le decisioni di policy si basano sull’interazione di tutta una serie di attori, istituzionali e non, che vengono chiamati ad esprimersi: dalle coalizioni politiche, ai burocrati, agli esperti, fino ai gruppi di interesse e i cittadini comuni. Queste interazioni si basano su condizioni e logiche di azione che costituiranno il paradigma di policy, ovvero quella costruzione intellettuale intimamente legata alle idee dei policymakers e del sistema che rappresentano, che influenza il modo in cui questi percepiscono i problemi da risolvere e i metodi per farlo.

La giornata è proseguita con la lezione di Patrizia Lombardi, Professoressa Ordinaria in Valutazione economica dei progetti, Prorettorice del Politecnico di Torino, già Direttorice del Dipartimento Interateneo in Scienza, progetto e Politiche per il Territorio del Politecnico di Torino. Questa lezione è risultata illuminante, accendendo tra le studentesse e gli studenti un interessante dibattito sulla sostenibilità della transizione tecnologica e sugli effetti dirompenti dell’uomo sul pianeta tramite il riscaldamento globale. Importante è stato ripercorrere il significato del progresso e quali armi sono in nostro possesso per fare in modo che questo raggiunga quante più persone possibili, ma in maniera sostenibile. Lo sviluppo sostenibile, la cui principale portavoce è l’Organizzazione delle Nazioni Unite, rappresenta una nuova branca della politica pubblica, ancora in evoluzione in quanto richiede un processo che vada oltre quello classico e tradizionale, che coinvolge esperti e politici: i processi decisionali devono essere collettivi, di modo che siano partecipati e con una base scientifica forte, superando la black box (David Easton, 1965), per giungere ad una “scatola aperta e condivisa”.

La lezione finale, tenuta dal Dottor Andrea Gavosto, si è incentrata sulla valutazione di impatto delle politiche pubbliche, nonché quella valutazione che parte dai loro risultati, o outcomes. Questa tipologia di valutazione si basa spesso sul metodo sperimentale, che vuole andare ad osservare l’incidenza degli effetti constatati, tramite degli indicatori molto precisi. Nonostante ciò, non si può dimenticare che i dati non sono infallibili: i cambiamenti potrebbero non essere legati alla politica condotta, ma a fattori incidentali che si verificano casualmente nello stesso luogo o a decisioni individuali dei soggetti sottoposti alla politica. Per questo, esistono anche dei metodi comparativi che si basano sulla proiezione di quelle che sarebbero le condizioni dei soggetti, se questi non fossero stati sottoposti alla politica. Qualunque sia il metodo adottato, la chiave per la valutazione di una politica pubblica è la chiarezza negli intenti: deve essere chiaro cosa si vuole monitorare, a vantaggio di quale gruppo sociale, in che modo questo può essere misurato e quali sono gli effetti che la politica dovrebbe produrre. Ma soprattutto, fondamentale è riconoscere la necessità del processo valutativo, senza il quale non saremmo in grado di capire se una data policy aiuti o meno le persone beneficiarie nelle loro opportunità e nel loro benessere, conducendo anche alla diffusione di una politica che risulti particolarmente funzionante (policy transfer).

Queste nozioni rappresentano un sapere trasversale che il corso IMPACT può offrire, con l’intenzione di sviluppare un pensiero critico sul policy-making e il problem-solving. Non vediamo l’ora di vedere dove le prossime lezioni ci porteranno!

 

   

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