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Impact Sardegna 2024 – Ultimo incontro

Di Barbara Cadoni

, Isacco Fanni

Giornata finale IMPACT 2024 – Convegno 31 gennaio

Il percorso di Impact Sardegna – “Territori, connessioni, innovazione, governo locale” giunge al termine dopo settimane di approfondimenti e confronti su temi chiave per il futuro dei territori.

 

“Riforme necessaire, Riforme sbagliate” con Francesco Clementi

La Professoressa Bassu , dopo i saluti iniziali, ha introdotto il tema della lezione – convegno di chiusura del corso Impact:  i temi approfonditi nel volume della Rivista il Mulino “Riforme necessarie, Riforme sbagliate”

Che le riforme istituzionali per il sistema Italiano siano necessarie è opinione condivisa: alcune cose devono essere modificate.

Il volume si concentra su 3 materie di riforma, in cui si ritorna ciclicamente da 30 anni ,da parte di tutti i movimenti e partiti:

Finora però i risultati non si sono visti, e permane la necessità di apportare dei miglioramenti. Viene chiesto quindi agli ospiti di ragionare sulle tre Riforme approfondite nel Volume de Il Mulino:

  1. Forma di governo (premierato)
  2. Autonomia differenziata 
  3. Riforma della giustizia 

Quali sono quindi le riforme necessarie e sbagliate?

Nei suoi saluti iniziali, il Presidente della Fondazione Spissu, ricordando la stretta collaborazione tra la SDP e la Fondazione stessa, ha poi posto delle suggestioni importanti per l’inizio del dibattito. Le riforme sono materia complicata, diventata terreno di duro scontro politico tra le parti che competono in democrazia che continua a complicarsi. Ma i cambiamenti dei principi fondativi della nostra costituzione hanno bisogno di consenso tra le parti e non scontro. Il Presidente Spissu ha poi posto l’accento sulla necessità di presidiare i valori fondamentali della nostra Costituzione La presidente Bassu, a proposito di diritti e valori fondamentali, inserisce quindi nella discussione una riforma che forse è necessaria come quella della cittadinanza per allineare il gap presente tra diritti e doveri delle persone che vivono nel nostro paese

Il prof. Clementi, curatore del volume, espone il lavoro fatto da diversi studiosi ed esperti nell’analisi delle riforme che sono poi state inserite nel volume stesso:

  • Questo paese dal almeno 1983 discute di riforme istituzionali perché in quella fase storica la costituzione mostrava alcune difficoltà nei punti di snodo politico: (basti pensare alla caduta del muro di Berlino. Emergono criticità legate al ruolo dei partiti, al bicameralismo perfetto, che tiene fuori le regioni e le autonomie (perché la seconda camera non rappresenta l’autonomie?), al ruolo delle autonomie stesse. Dagli anni 80 in poi si cerca di modificare la costituzione in modo pesante, con la modifica del titolo V, la quale ma che non ha dato effetti sperati.
  • E’ tempo di non eludere più il passaggio storico per cui il testo della Costituzione non risponde più alle esigenze del paese nella sua seconda parte.

All’interno del volume sono presenti diverse proposte, le soluzioni esistono. E allora perché non si va avanti? Secondo Clementi una delle ragioni potrebbe essere la mancanza di coraggio politico.

Il prof. Clementi espone poi quali sono le criticità e quali i punti di forza delle riforme istituzionali in discussione come per esempio il rischio che una elezione diretta del Presidente del Consiglio oscuri la figura  delmPresidente della Repubblica, la necessità di un miglioramento del parlamentarismo, di una autonomia differenziata che garantisca i Lep uguali per tutti, senza cancellare le identità italiane che compongono questo Pease. Sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere, la discussione sarà molto lunga, secondo Clementi. Ricorda infine che il Presidente Mattarella ha ribadito che tra politica e magistratura non deve esserci conflitto e che entrambi sono funzionali alla garanzia dei diritti dei cittadini

Ci sono riforme necessarie? Si, ma ci sono discussioni anche su riforme sbagliate. 

Marco Betzu ha introdotto il tema delle riforme costituzionali concentrandosi sul premierato e sulla separazione delle carriere. Il premierato, secondo Betzu, è una forma di governo neoparlamentare pensata per garantire la governabilità e superare le degenerazioni del sistema parlamentare italiano. Tuttavia, Betzu ha sottolineato che la stabilità politica non è necessariamente sinonimo di efficacia. A suo parere, le difficoltà politiche italiane derivano più dalle fibrillazioni interne tra i partiti di maggioranza che dalla forma di governo in sé.

Il premierato dovrebbe garantire una relazione fiduciaria tra il governo e il parlamento, con il presidente eletto direttamente e la possibilità che il governo e il parlamento “nascano e muoiano insieme”. Tuttavia, Betzu ha criticato la proposta come un pasticcio, evidenziando il rischio di degenerare verso un presidenzialismo che potrebbe ridurre la partecipazione democratica, come accaduto in alcune regioni italiane con il sistema dei consigli regionali.

In merito alla separazione delle carriere, Betzu ha evidenziato i rischi costituzionali legati a questa riforma, in particolare per la parità delle parti prevista dall’art. 111 della Costituzione. Ha avvertito che non si dovrebbe modificare la Costituzione con “colpi di maggioranza”, come accaduto in passato con il Titolo V, che ha provocato danni irreparabili al sistema del regionalismo.

Prima di dare la parola al Prof. Coinu, la Prof.ssa Carla Bassu ha parlato della difficoltà di affrontare la separazione delle carriere in Italia in modo laico, senza pregiudizi ideologici. Ha sottolineato che in molti paesi la separazione delle carriere è stata implementata con successo, mentre in Italia c’è una resistenza al cambiamento. Bassu ha poi parlato dell’attuale struttura del Parlamento italiano, definendolo “elefantiaco”, con due camere che non riflettono più la realtà del paese. Secondo lei, la riforma dovrebbe mirare a rendere il Parlamento più efficiente e rappresentativo.

Il Prof. Giovanni Coinu ha parlato del clima politico che circonda le riforme, definendo il dibattito come troppo polarizzato e paragonabile a una “guerra da tifoseria”, in cui si è o per il governo o contro di esso. A suo avviso, questo approccio rischia di minare la qualità del dibattito e di compromettere un eventuale referendum costituzionale.

Riguardo all’autonomia differenziata, Coinu ha sottolineato che l’Italia è nata con un regionalismo differenziato, con le regioni a statuto speciale e differenziato, e quindi non dovremmo avere paura di una riforma che va in questa direzione. Tuttavia, ha evidenziato la necessità di mettere paletti costituzionali per evitare che l’autonomia venga utilizzata in modo dannoso per le regioni meno sviluppate. Coinu ha sostenuto che, se gestita correttamente, l’autonomia differenziata può essere positiva, ma ha sottolineato che la Corte Costituzionale deve continuare a intervenire per garantire i diritti dei cittadini e per evitare che le regioni più avanzate riducano i contributi a quelle meno fortunate.

Un aspetto problematico della riforma, secondo Coinu, riguarda la valutazione dei costi legata all’autonomia. Si tratta di concetti complessi, ma essenziali per garantire che l’autonomia non comprometta i diritti e i servizi essenziali, come la sanità e l’istruzione. Coinu ha citato il caso della Sardegna, che affronta gravi difficoltà nel settore della sanità e dell’istruzione, con un accumulo di ritardi scolastici e una distribuzione inefficace delle risorse.

Dopo l’intervento dei due docenti, la Prof. Bassu ha quindi chiesto al Sen. Meloni di raccontare la sua esperienza di parlamentare, membro della Commissione Affari Costituzionali, chiamato a occuparsi, nel contesto descritto, di Riforme Costituzionali. Il Senatore, che ha concordato con gli altri ospiti sulla necessità di un dialogo in parlamento quando si devono approvare riforme importanti come quella della legge elettorale e quelle che mirano a modificare la forma di governo del Paese, evitando di usare la “forza dei numeri”. Dopo una riflessione sulle riforme costituzionali attualmente in discussione in Parlamento, viene ribadito che il metodo con cui tali riforme devono essere discusse e adottate, quindi, deve essere condiviso da tutte le forze politiche, poiché si rischia di allontanare i cittadini dalla politica e dalle istituzioni.

A fine convegno, la Professoressa Bassu ha quindi ringraziato gli studenti e ha consegnato ai presenti gli attestati di partecipazione al Corso

 

Visita al Consiglio Regionale 3-2-2025

Gli studenti del corso IMPACT 2024 e alcuni studenti dell’edizione precedente, hanno avuto la possibilità, nella giornata del 3 Febbraio, di visitare il Consiglio Regionale della Sardegna e assistere a una parte della seduta statutaria convocata con all’ordine del Giorno le comunicazioni della Presidente della Giunta Regionale Alessandra Todde.

Dopo una breve introduzione sulla struttura architettonica del Palazzo e sui ruoli amministrativi più importanti all’interno del Consiglio, gli studenti hanno quindi avuto la possibilità di partecipare tra il pubblico alla seduta, ascoltando in diretta le comunicazioni della Presidente e alcuni interventi in replica dei consiglieri regionali.

Grazie al dott. Sias, vice segretario del Consiglio Regionale, gli studenti hanno poi discusso sul funzionamento degli organi consiliari, all’interno della sala della commissione bilancio, potendo fare domande e soddisfare alcune curiosità non solo sul funzionamento delle commissioni e sul ruolo dei consiglieri regionali, ma anche del personale amministrativo che si occupa di fornire supporto nella redazione dei documenti legislativi.

Gli studenti hanno poi concluso la visita incontrando il Presidente del Consiglio Regionale, Piero Comandini, La Presidente della Commissione Cultura, Lavoro  e Istruzione on. Camilla Soru e il Sen. Marco Meloni negli uffici di rappresentanza del Presidente.

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