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Impact Sardegna 2024: terzo weekend di lezioni

Di Emilia Brundu

, Mattia Uccheddu

 

Il terzo weekend di lezioni del corso Impact Sardegna – “Territori, connessioni, innovazione, governo locale”, organizzato da Scuola di Politiche in collaborazione con l’Università di Cagliari e SVIMEZ, con il supporto della Fondazione di Sardegna, prosegue con nuovi approfondimenti e dibattiti di rilievo.

 

 

Il Mezzogiorno e la Sardegna nella ripresa post-pandemia
con prof. Luca Bianchi

La SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) è un’organizzazione
senza scopo di lucro fondata nel 1946 per analizzare le condizioni economiche del
Mezzogiorno e proporre strategie di sviluppo industriale. Questa area comprende le Regioni
di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, ed è
caratterizzata da un forte dualismo economico con il Nord.
La SVIMEZ svolge analisi sulle politiche di sviluppo e pubblica un rapporto annuale. Nel
2024, l’analisi parte dai Rapporti Letta e Draghi, che delineano sfide e interventi per il futuro
dell’Europa. Il Rapporto Draghi si concentra su innovazione, transizione ecologica e
investimenti, mentre il Rapporto Letta integra questi temi con cittadinanza, solidarietà e
concorrenza. Tuttavia, entrambi trascurano il tema cruciale della coesione.
A seguito delle crisi del 2007 e del 2011, il Sud ha faticato a riprendersi. Dal 2019, invece, ha
mostrato una crescita parallela al Nord grazie a investimenti come il PNRR e il Superbonus.
Tra il 2019 e il 2023, la crescita del Pil nel Mezzogiorno ha superato la media nazionale,
rompendo il tradizionale divario Nord-Sud, pur con differenze tra le regioni. È essenziale dare
continuità a questa ripresa, sostenendo il percorso avviato dal PNRR, che rappresenta tre
quarti della crescita del Sud e metà di quella del Centro-Nord nel triennio 2024-2026.
Il 75% delle risorse PNRR è stato assegnato, ma si registrano ritardi al Sud. I Comuni hanno
risposto bene, mentre le Regioni procedono più lentamente, con disparità territoriali. La
SVIMEZ critica l’Autonomia differenziata, ritenendola un rischio per l’aumento dei divari. La
Corte Costituzionale ha smontato alcuni punti chiave della legge 86/24. La SVIMEZ propone
di fermare le trattative con le Regioni, superare la spesa storica, garantire i LEP (Livelli
Essenziali delle Prestazioni) su fabbisogni e costi standard, creare un fondo perequativo per
le infrastrutture e promuovere un federalismo simmetrico basato su sussidiarietà e solidarietà
nazionale.
Un grave problema per il Sud è la fuga di laureati. La mobilità Sud-Nord ha raggiunto livelli
record: negli ultimi dieci anni, 138.000 laureati hanno lasciato l’Italia e 192.000 giovani si sono
trasferiti dal Sud al Nord. Contemporaneamente, il numero di laureati negli Atenei del Sud è
diminuito di 1.700 unità.
L’istruzione deve affrontare la crisi demografica: in dieci anni, la popolazione giovanile calerà
del 22%, con picchi del 36% in Sardegna e 27,5% nel Lazio. La denatalità e i flussi migrato
negativi aumentano il rischio di chiusura di scuole, specialmente al Sud. L’accoglienza
potrebbe invertire questa tendenza. Cambiare la percezione dell’immigrazione è essenziale
per contrastare lo spopolamento e il declino dei servizi pubblici essenziali.
Il futuro del Mezzogiorno nell’Europa di domani dipende dal coordinamento tra investimenti,
politiche industriali e di coesione. I principi di freedom to move e freedom to stay devono
essere garantiti per uno sviluppo equo.

 

Bilancio Enti Locali
Programmazione dell’ente locale con focus su collegamento con programmazione europea
con Filippo Spanu, Matteo Diana (FCA Consulting) e Salvatore Boeddu (Europe Direct)

La velocità delle decisioni, l’inseguimento dei titoli e l’aumento della rapidità dell’informazione
influenzano profondamente gli amministratori locali. La programmazione deve considerare i
rischi legati a questo clima frenetico e mantenere una visione a lungo termine. La visione si
concretizza nella programmazione, attraverso strumenti come le dichiarazioni
programmatiche, che spesso vengono confuse con il programma elettorale. Un aspetto
fondamentale è la strategia, che passa dalla politica al Documento Unico di Programmazione
(DUP), redatto subito dopo le dichiarazioni programmatiche e aggiornato annualmente dal
Consiglio Comunale. Il DUP fornisce un’analisi del contesto territoriale, degli indirizzi strategici
e degli obiettivi.
Gli errori più comuni nella definizione degli obiettivi derivano dalla mancanza di risorse
adeguate. Politicamente, stabilire troppi obiettivi può servire a diversificare i rischi, ma
fondamentale mantenere un equilibrio tra visione, progetti e organizzazione. Un esempio
emblematico di tale equilibrio è il PNRR. Un’altra considerazione importante è che le scelte
amministrative non hanno un ritorno economico immediato, e i beneficiari non sono semp
coinvolti finanziariamente.
In ambito nazionale, la programmazione è regolata dall’Articolo 7 della Legge 196/2009, che
stabilisce che le previsioni di entrata e spesa devono seguire il metodo della
programmazione. Sebbene la definizione di programmazione fosse vaga fino al 2015, il D.
118/2011 ha chiarito che la programmazione è un processo di analisi che organizza risorse e
attività per il raggiungimento di fini sociali ed economici. Programmare significa de
obiettivi, mezzi e tempi, suddivisi in orizzonti brevi (fino a un anno), medi (fino a tre ann
lunghi (oltre tre anni).
La riforma del 2012 ha introdotto una nuova governance economica nell’UE, con bilanci e
programmazione pluriennali, invece che annuali. I principi fondamentali della
programmazione includono trasparenza, comunicazione, chiarezza, misurazione e
valutazione.

 

Rappresentanza politica e sviluppo locale. Nuove forme di voto per combattere l’astensionismo                con  Marco Schirripa

Le studentesse e gli studenti hanno analizzato la situazione elettorale mondiale che ha trovato nel 2024 l’anno “più elettorale” di sempre.  Da questo anno appena concluso emerge un dato chiave che riguarda la preoccupazione per la regressiva partecipazione al voto. La sfiducia nel voto ha raggiunto una percentuale preoccupante che si attesta al 44% a livello mondiale raggiungendo picchi di astensionismo preoccupanti per la legittimità della politica. Senza fiducia è impossibile costruire una comunità sociale ed è per questo motivo che occorre analizzare la questione “astensionismo”, scinderlo tra volontario e involontario e capire quali sono le cause di questo fenomeno in entrambi i casi. 

In italia il fenomeno dell’astensionismo involontario è il risultato di politiche sbagliate e di un metodo che non ha capito le esigenze degli elettori e non si è adeguato alle nuove forme di superamento del voto tradizionale così come in gran parte del resto del mondo: dall’Estonia che da vent’anni utilizza il voto elettronico (che si può anche modificare al seggio per arginare i fenomeni di voto di scambio) fino agli Stati Uniti che danno la possibilità di voto persino agli astronauti. 

In Italia l’esempio più avanzato, seppur privato, ad oggi, è quello adottato dal Movimento 5 Stelle con l’utilizzo della piattaforma Rousseau, ma a fare notizia è sicuramente l’emendamento approvato in Commissione Affari costituzionali al Senato nel giugno 2024 con parere favorevole del Governo, per la sperimentazione del voto a distanza per gli studenti fuori sede in occasione delle elezioni europee.

Molto importante è stata anche la piattaforma messa recentemente a disposizione per sottoscrivere il referendum contro l’autonomia differenziata. Esempi pratici che ci fanno sperare, in maniera ottimistica, in un futuro fatto di votazioni e partecipazione alla vita politica.

 

Gestione dei conflitti nelle organizzazioni
Laboratorio con prof. Barbara Barbieri

Il conflitto è una dimensione dinamica e complessa che può essere sia distruttiva che costruttiva. Sebbene sia parte della quotidianità, spesso è difficile da affrontare. Nei contesti sociali, il conflitto è fisiologico e naturale, ma la sua gestione è complicata. È più evidente quando distante, come in guerre o conflitti etnici, ma è sempre presente nella vita e nell’equilibrio instabile di ciascun individuo.
Il conflitto varia culturalmente: in Occidente si affronta diversamente che in Oriente, poiché culture diverse tendono a valori e modalità contrastanti, come cooperazione o conflitto. Il conflitto sociale, secondo Glasl (1997), è una percezione di incompatibilità tra attori, che ostacolano la realizzazione dei propri pensieri, emozioni o volontà.

Cause del conflitto
● Teoria del conflitto realistico: competizione per risorse scarse.
● Teoria della deprivazione relativa: scontentezza derivante dal confronto con gruppi
ritenuti migliori.
● Teoria dell’identità sociale: il conflitto nasce dal bisogno di rafforzare l’autostima tramite l’appartenenza ai gruppi.
● Teoria dei bisogni umani fondamentali: conflitto derivante dalla negazione di bisogni essenziali.

Nei contesti organizzativi, il conflitto nasce da relazioni complesse tra organizzazioni, gruppi e individui. I conflitti sono spesso causati da leadership inadeguata, stili manageriali errati e la mancanza di valorizzazione delle differenze. Il conflitto in un’organizzazione è paragonabile all’emotività individuale: senza conflitto, l’organizzazione diventa rigida; con troppo conflitto invivibile. Gestito bene, il conflitto stimola la crescita, migliora le relazioni lavorative e favorisce innovazione.

Il conflitto è un fenomeno relazionale continuo che si manifesta in azioni concrete, come dispute e lamentele. Le sue origini possono essere inconsapevoli o strutturali. Le emozioni, escluse in passato, sono inevitabili e vanno gestite, non soppresse.
Il conflitto nelle organizzazioni nasce dal confronto tra i bisogni individuali e quelli collettivi.
La difficoltà nello studio delle dinamiche conflittuali risiede nel “mascheramento”, dove ciò che si offre e ciò che si riceve non sono sempre chiari. I conflitti spesso emergono dal mancato allineamento tra auto-valutazione e etero-valutazione delle performance.

Esercitazione – Il dilemma del prigioniero Questo esercizio illustra il conflitto competitivo nelle relazioni sociali. Due squadre (rossa e blu) fanno scelte che influenzano i punteggi, con trattative possibili a intervalli specifici. L’obiettivo è ottenere il massimo punteggio per la propria squadra, ma entrambe le squadre potrebbero vincere o perdere, con una competizione che non coinvolge direttamente il risultato dell’altra squadra.

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