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Impact Sardegna 2024: secondo weekend di lezioni

Di Daniele Melis

, Emilia Brundu

IMPACT 2024 

Il secondo weekend di lezioni del corso Impact Sardegna – “Territori, connessioni, innovazione, governo locale”, organizzato da Scuola di Politiche in collaborazione con l’Università di Cagliari e SVIMEZ, con il supporto della Fondazione di Sardegna.

 

La democrazia locale in Italia
con prof. Stefano Rombi

Per comprendere l’attuale funzionamento dei sistemi locali, è necessario analizzare la loro
evoluzione storica. Fino al 1993, i sindaci restavano in carica per periodi brevi, con una durata
media di circa 3 anni. Tra il 1972 e il 1989, meno del 20% delle giunte nei capoluoghi di
Provincia riusciva a superare i due anni di mandato. Il cambiamento introdotto nel 1993 ha
aumentato significativamente la durata dei mandati, con una media di 1509 giorni (oltre 4 anni)
tra il 1994 e il 2016.
Prima del 1993, nei Comuni piccoli, il sistema maggioritario con voto limitato, inizialmente per i
Comuni con meno di 10.000 abitanti e poi con una legge del 1964 per quelli sotto i 5.000, non
garantiva la stabilità dell’esecutivo. Nei Comuni più grandi, il Consiglio comunale eleggeva il
Sindaco e la Giunta tramite un sistema proporzionale (formula d’Hondt). I partiti maggiori
dominavano la politica locale, con pressioni dai livelli nazionali per equilibri politici.
Tra il 1946 e il 1990, il sistema politico italiano era caratterizzato da centralizzazione e scarsa
trasparenza.
Nel 1990, la legge 142 introdusse novità per migliorare le amministrazioni locali, con meccanismi
di trasparenza e la sfiducia costruttiva, ispirata al modello tedesco. Nel frattempo, la Lega Nord,
fondata nel 1989 da Umberto Bossi, guadagnava consenso spingendo per una maggiore
autonomia locale e criticando il sistema tradizionale. Nel 1991, il referendum sulla preferenza
unica cambiò le regole elettorali, mentre nel 1992 esplose lo scandalo di Tangentopoli. In questo
contesto, nel 1993 un referendum sancì il passaggio al sistema maggioritario e il Parlamento
approvò una riforma significativa della democrazia locale.
Dopo il 1993, nei Comuni con meno di 15.000 abitanti, il Sindaco viene eletto con un sistema
maggioritario a turno unico, in cui la lista collegata al Sindaco vincente ottiene 2⁄3 dei seggi. Nei
Comuni superiori a 15.000 abitanti, l’elezione del Sindaco avviene con un sistema maggioritario
con eventuale ballottaggio, mentre i seggi consiliari sono distribuiti proporzionalmente. Dal 1999,
l’accesso alla distribuzione dei seggi è riservato alle liste che superano il 3% dei voti al primo
turno. Gli elettori possono esprimere tre tipi di voto: unificato (per Sindaco e due consiglieri
collegati), personalizzato (solo per il Sindaco) o disgiunto (per un Sindaco e una lista non
collegata).
Queste dinamiche possono portare a situazioni in cui il Sindaco governa con una maggioranza
consiliare ostile o senza maggioranza assoluta. Il Sindaco ha il potere di nominare e revocare gli
assessori e definire incarichi esterni. Nei Comuni con meno di 15.000 abitanti, il Sindaco spesso
svolge anche il ruolo di Presidente del Consiglio comunale. Il Consiglio comunale ha
competenze limitate e funge da organo di indirizzo politico, mentre la Giunta comunale,
composta dal Sindaco e dagli assessori, è responsabile delle delibere amministrative.
Esiste una connessione diretta tra il destino del Sindaco e quello del Consiglio comunale: se il
Consiglio vota la sfiducia al Sindaco o se il Sindaco si dimette, si svolgono nuove elezioni,
determinando la caduta di entrambi gli organi.

 

Informazione e istituzioni
con dott. Franco Siddi

Le istituzioni hanno il compito di garantire e sostenere la libertà di informazione, ma a volte non lo
fanno. La libertà di stampa è essenziale per garantire il pieno esercizio della libertà e il
funzionamento della democrazia, anche di fronte a rischi come cattiva informazione o pressioni
esterne.
Sebbene viviamo un’epoca di trasformazioni tecnologiche profonde, il ruolo dei media rimane
cruciale, come nel Risorgimento italiano, per connettere e informare la società. Tuttavia, oggi si
assiste a una perdita di approfondimento e autenticità nell’informazione, spesso influenzata
marketing politico, economico o sociale.
Oggi, la sfida consiste nel trovare un equilibrio con le nuove forme di comunicazione, ristabilendo
la fiducia nei media. L’informazione organizzata “industriale” è una garanzia nei sistemi democratici
certificando la qualità. L’evoluzione dell’informazione richiede una preparazione e
aggiornamento continui per affrontare le sfide contemporanee. Oggi si assiste alla realizzazione
della previsione di Alvin Toffler sulla crescente importanza dei media rispetto alla rappresenta
tradizionale con il declino dei partiti, i media possono assumere un ruolo centrale nel rappresentare
la società, ma solo se liberi, indipendenti e capaci di stimolare un dibattito pubblico costruttivo.
Le notizie sono spesso confezionate per evocare emozioni, ma questo approccio compromette la
capacità di approfondire le questioni in maniera significativa e analitica; spesso si corre il rischio
veicolare contenuti che non riflettono il vero interesse pubblico, ma sono modellati da meccanismi
di marketing. L’informazione dovrebbe non solo far comprendere ma anche offrire risorse
conoscitive ampie. Se basata su posizioni dogmatiche, danneggia i media e la comunità, limitando
la capacità di fare scelte consapevoli.
Con il declino dei partiti, i media diventano una risorsa fondamentale, ma se la politica non stimola il
dibattito pubblico, i media rischiano di rimanere vulnerabili. La politica consapevole del proprio ruolo
sa rispondere efficacemente, alzando il livello del dibattito e favorendo un confronto costruttivo.
Oggi, i media giocano un ruolo cruciale nella creazione della rappresentanza nelle istituzioni. È
essenziale che siano liberi e indipendenti, senza sottomissione ai centri di potere, e che la politica
adempia al proprio ruolo.
In assenza di un equilibrio, il sovraccarico cognitivo crea un rumore che rende difficile individuare
questioni centrali. Un principio storico fondamentale rimane valido: per deliberare è indispensabile
conoscere. Senza conoscenza, non si può formare un’opinione consapevole.
Oggi molti media sono vulnerabili a influenze esterne, rischiando di cadere sotto controllo a causa
della loro fragilità. Inoltre, l’informazione è spesso finanziata da istituzioni, compromettendo
l’indipendenza e l’imparzialità giornalistica. È essenziale un nuovo umanesimo che valorizzi la
competenza e favorisca l’interazione tra tecnologia e professionisti, per preservare l’indipendenza e
l’efficacia della stampa e delle istituzioni democratiche.

 

Cyber intelligence e cyber security: difendere la democrazia nell’era digitale
con Luca Savoldi

Nella prima lezione della giornata del 7 dicembre 2024, Tenuta dal Dott. Savoldi, si sono trattati temi legati alla sicurezza informatica ed alle varie implicazioni che si potrebbero avere nel caso di grandi conflitti con stati tecnologicamente più avanzati rispetto all’Italia.  Su questi scenari complessi l’intelligence ha il compito di raccogliere quante più informazioni possibili al fine di identificare le minacce e di elaborare delle strategie adeguate per la difesa. In seguito ad una breve introduzione sull’esperienza diretta che il dott. Savoldi ha avuto nell’occuparsi di sicurezza digitale per aziende e enti pubblici,  viene introdotto l’argomento del progetto PRISM. Questo progetto fu messo in piedi dall’ NSA americana nel 2007 allo scopo di poter monitorare la sorveglianza elettronica, al fine di elaborare piani in caso di guerre cibernetiche e per compiere azioni di spionaggio legate ai segnali elettromagnetici. I dati monitorati dal programma americano comprendevano anche email, chat, chat, vocali , videochat, video, foto, conversazioni e trasferimenti di file compresi i dati contenuti nei social network. Per ottenere questi dati PRISM collaborava con alcuni dei maggiori provider di servizi ( Ad esempio Google, Yahoo, ecc…).  La raccolta delle informazioni e le azioni di spionaggio sono sempre state di considerevole importanza nella storia dell’umanità. In passato alcuni dei primi tentativi per proteggersi da questi attacchi di spionaggio si basavano sull’utilizzo di strumenti antichi come la “Scitala”. Questo era un un messaggio cifrato e segreto, composto da un bastone di legno e da una pergamena che doveva essere avvolta intorno a questo per consentirne la lettura. Solo chi era in possesso di un bastone identico a quello usato per scrivere il messaggio avrebbe potuto leggerne l’originale. 

Passando all’età moderna abbiamo assistito allo sviluppo dei servizi segreti Elisabettiani, spesso usati oltre che per la protezione personale della regina, anche per avere informazioni utili in merito agli affari commerciali ed economici della famiglia reale. Controllare l’informazione può essere importante anche per evitare le azioni di spionaggio da parte dei propri competitor. Nel caso studio del progetto Buran, i sovietici cercarono di impadronirsi delle informazioni degli space shuttle americani nel 1976. L’allora governo americano consentì l’accesso a programmi e informazioni obsolete che non avrebbero mai consentito alle navicelle sovietiche di funzionare (“Se io so che tu sai che io so…Nessuno sa”).

Francis Bacon diceva che la conoscenza è potere. Ma perché in questi tempi i dati sono considerati potere? Perché ci consentono di prendere delle decisioni ponderate e di avere delle conoscenze approfondite. Queste possono influenzare la società, la politica, il potere economico. Compito della sicurezza e dell’intelligence è quello di attuare una sorveglianza digitale con degli algoritmi di controllo per gestire al meglio la geopolitica dei dati ed evitare che possano finire nelle mani sbagliate, in modo particolare dei criminali e degli stati canaglia. Diversi studi hanno calcolato che il 60%-70% dei dati aziendali sono soggetti ad attacchi informatici, mentre i dati personali soggetti ad attacchi sono circa il 75%-80%. Il 69% degli attacchi ransomware risulta essere di origine russa, poiché il governo consente lo sviluppo e l’attuazione di questi attacchi, a patto che i dati sottratti poi vengano condivisi con il governo.  Anche lo sviluppo delle tecnologie può giocare un ruolo fondamentale. Bisogna tenere in considerazione la concentrazione del potere nelle mani di chi poi materialmente produce i nostri dispositivi elettronici. Il 95% degli smartphone è prodotto in Cina, anche l’80% dei computer e l’85% dei dispositivi informatici. Questo può portare anche a delle asimmetrie informative, in quanto i detentori di dati (aziende e governi), hanno una forza schiacciante rispetto ai singoli individui.  Le regolamentazioni come il GDPR servono per bilanciare questi poteri di controllo delle informazioni garantendo trasparenza e protezione per la privacy. Allo stesso tempo serve anche diffondere l’educazione digitale , ed è altrettanto essenziale formare le persone all’uso consapevole dei dati , anche sui rischi associati alla condivisione indiscriminata di questi.

Un tema essenziale riguarda l’etica della gestione dei dati. Promuovere delle pratiche etiche nell’uso dei dati garantisce che siano usati per il bene comune e non solo per trarne profitto. Nell’attuale contesto geopolitico il panorama internazionale è caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche e da una competizione strategica tra stati. I governi sono costretti ad adottare la cyber intelligence per prevenire attacchi, proteggere le infrastrutture critiche, contrastare lo spionaggio informatico e le interferenze esterne. Temi essenziali per la difesa sono la tutela della democrazia e la salvaguardia dei dati. Gli attacchi informatici più comuni verso le Pubbliche Amministrazioni sono: attacchi ransomware, Phishing, D-Dos. Le conseguenze di questi attacchi possono essere : l’interruzione dei servizi pubblici e la perdita dei dati sensibili. Le normative e le strategie nazionali dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo e l’attuazione di programmi come il Piano Nazionale di cybersicurezza.

 

Legge 231, privacy e compliance
con Paolo Carta

Cosa è la compliance?

La compliance è l’insieme di regole e processi che un’organizzazione adotta per garantire il rispetto di leggi, regolamenti, standard etici e linee guida. È un sistema che limita la discrezionalità gestionale, riducendo i rischi di comportamenti illeciti sia nell’ambito della gestione pubblica che privata. Questo approccio deve essere olistico, coinvolgendo tutte le aree di un’organizzazione, ma si concentra su specifiche aree di rischio. Il tema ha radici antiche, con un’attenzione alla prevenzione di reati come la corruzione già in epoca romana. (Cicerone in Verrem parlava della corruzione).

Con il D.Lgs. 231/2001, che introduce la responsabilità amministrativa degli enti, si disciplina la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nell’interesse o a vantaggio di questi, superando il principio tradizionale secondo cui una società non può delinquere (societas delinquere non potest). In assenza di un sistema legislativo adeguato, tali reati sarebbero rimasti impuniti. L’accertamento della “colpa da organizzazione” si configura quando l’evento consegue alla mancata adozione da parte dell’ente di misure adeguate a prevenire la commissione di reati inseriti nel catalogo previsto nella l. 231. La responsabilità amministrativa / penale viene accertata in simultaneus processus che affianca quello penale (atto da accertare la responsabilità della persona fisica facente parte dell’ organizzazione/azienda e che ha commesso il reato ). Al fine della responsabilità accertata ci deve essere un interesse o un vantaggio personale. Per “ tentativo” si considera la responsabilità dell’ente anche quando la condotta del soggetto non giunge a termine. L’efficacia esimente dice che l’ente non risponde del reato se ha adottato il Modello di organizzazione, Gestione, Controllo, MOGC, ha nominato un ODV e se  il reato è commesso da un dirigente con elusione del modello e se  il reato è commesso da un dipendente.

Il MOGC deve essere adottato prima della commissione del reato, idoneo a prevenirlo e regolarmente aggiornato. L’ODV deve monitorare l’attuazione del modello e garantire un controllo efficace. Il reato non deve essere frutto di omissioni o carenze nella vigilanza. Il MOGC si basa su una mappatura dei rischi specifici dell’ente e deve essere personalizzato, includendo analisi del rischio, valutazione dell’impatto e gap analysis. Può comprendere un codice etico, che definisce i principi guida, e un modello obbligatorio che specifica i reati rilevanti. Un modello efficace apporta benefici sia all’ente che ai suoi stakeholder, promuovendo trasparenza e prevenzione. Il modello oltre a far conseguire l’esimente favorisce il controllo e la prevenzione di condotte dei dipendenti  e degli apicali dell’ente , suscettibile di integrare fattispecie penalmente rilevanti. L’adozione di un modello efficace quindi giova : all’ente, alla collettività, ai clienti dell’ente, ai dipendenti, ai portatori d’ interesse.

La valutazione del rischio – RISK ASSESMENT

La base di ogni modello è la conoscenza dell’ente e delle aree di attività soggette al rischio di commissione del reato da parte dei dipendenti. Cosa non fare?

L’efficacia del modello oltre ad essere garantita dai presidi adottati dipende dalla diffusione nell’ente del senso di responsabilità e dai comportamenti delle persone , in tutti i suoi settori ( acquisto, corruzione, sicurezza sul lavoro, rifiuti). La premialità dovrebbe essere l’unico incentivo  per l’applicazione dei modelli comportamentali. Gli enti dovrebbero  altresì rinunciare alla corrispettività nei contratti.

L’ODV.

Si occupa del monitoraggio sull’aggiornamento del MOGC (Modello di organizzazione, gestione e controllo), della sua applicazione e della  verifica dell’efficacia delle misure preventive e dei controlli. Occorre attuare attività di promozione e di aggiornamento del modello finalizzati alla correzione ed alla  formazione aziendale (è essenziale conoscere l’ente e il suo funzionamento).

Il docente prosegue la lezione citando un caso studio molto noto che ha profondamente segnato la storia lavorativa italiana. L’incidente della ThyssenKrupp ( noto come il disastro di Torino) fu una concatenazione di eventi facilmente evitabili con l’adozione delle adeguate misure di sicurezza , di applicazione dei protocollo e delle misure di controllo adeguate, nonché di una corretta gestione delle emergenze. La lezione termina con la citazione della definizione del  principio giapponese del Kaizen, il miglioramento continuo.

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