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Disuguaglianze, partiti politici e comunicazione politica i temi al centro della prima giornata di incontri del gruppo People&Care

Di Jacopo Polizzi

, Francesco Masi

In continuità con gli appuntamenti del mese di novembre delle classi Education&Work e Greenovation, venerdì 24 novembre 2023, gli studenti e le studentesse della classe People&Care si sono incontrati per la prima giornata di lezioni a Roma, presso la sede dell’AREL, l’Agenzia di Ricerche e Legislazione fondata da Nino Andreatta.

Il primo appuntamento del modulo People&Care è stato suddiviso in tre seminari, con un focus specifico e trasversale su tre diverse macrotematiche, che risultano particolarmente importanti nell’ambito delle attività programmate dalla Scuola di Politiche per il Corso Annuale.

Nello specifico, dopo un breve momento di presentazioni, nel corso dell’incontro mattutino, gli studenti e le studentesse hanno potuto prendere parte ad una interessante lezione tenuta dal Dott. Luca Bianchi (economista, esperto di sviluppo territoriale e direttore della SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) e dalla Dott.ssa Serenella Caravella (ricercatrice SVIMEZ). Nel loro intervento, il relatore e la relatrice si sono concentrati sull’analisi delle disuguaglianze che caratterizzano il nostro Paese, articolate in tre dimensioni: genere, generazioni e territorio. Dopo aver introdotto la questione delle disuguaglianze in relazione alla discussa contrapposizione tra Nord e Sud del Paese, il Dott. Bianchi ha specificato che un aumento delle disuguaglianze interne implica inevitabilmente un rallentamento della crescita nazionale e che l’unico modo per incrementare lo sviluppo è l’attuazione di politiche di inclusione.

Dopo una sintetica rassegna dell’evoluzione italiana ed europea delle politiche pubbliche in ambito economico, l’economista si è concentrato sull’illustrare specificatamente le componenti di genere e generazionali delle diseguaglianze, mettendo in evidenza la stretta correlazione tra economia e demografia e il concetto di Emigrazione selettiva, per il cui contrasto, il Dott. Bianchi ha proposto due interessanti soluzioni: politiche utili ad incrementare la scolarizzazione terziaria e politiche volte ad aumentare il tasso di occupazione femminile.

Quanto al divario generazionale, che interessa l’intero Paese e diventa più o meno acuto a seconda dei territori di riferimento, il tasso di occupazione dei giovani e delle giovani di età compresa tra i quindici e i trentaquattro anni è in decrescita e inferiore alla media europea dopo il 2008. Anche il quadro del divario di genere risulta assai preoccupante, ancor più se messo a confronto con l’intero scenario europeo. Sebbene la percentuale di donne laureate in Italia risulti sistematicamente superiore a quella degli uomini, l’Italia è il penultimo paese per numero di laureati e laureate in Europa. Il relatore e la relatrice hanno inoltre sottolineato che il possesso di titoli equivalenti o superiori alla laurea aumenta le possibilità di occupazione e che il mercato del lavoro risulta inequivocabilmente lo specchio della struttura produttiva del Paese. La Dott.ssa Caravella ha ancora illustrato un interessante grafico, utile a dimostrare la correlazione (negativa per il Sud, positiva nel Nord del Paese) tra il tasso di occupazione femminile e il numero medio di figli per donna.

In conclusione al primo panel della giornata, la Dott.ssa Caravella ha presentato una stimolante riflessione sul tema dei servizi, come incentivi alla riduzione delle disuguaglianze, con particolare riferimento all’ambito delle scuole e dell’istruzione. Nello specifico, ha evidenziato le differenze strutturali, le criticità e il mismatch tra fabbisogni e risorse. I temi dell’accesso ai bandi europei, nazionali e regionali; delle difficoltà funzionali e strutturali riscontrate delle Pubbliche Amministrazioni dei comuni più svantaggiati e quello della proporzionalità inversa tra qualità dei servizi, rendimento e strutture scolastiche sono nodi ancora irrisolti, che rappresentano una sfida importante per il prossimo futuro, anche alla luce della distribuzione dei fondi del PNRR.

Dopo la pausa pranzo, imperdibile occasione per le buone forchette di gustare le specialità tipiche della cucina romana, il primo panel del pomeriggio, a cura del Prof. Marco Valbruzzi (docente di Scienza Politica presso l’Università di Napoli Federico II, già responsabile dell’area politico-elettorale dell’Istituto Carlo Cattaneo dal 2017 al 2019), dal titolo «Future Politics», ha centrato l’obiettivo di analizzare il cambiamento dei partiti politici italiani nei prossimi anni.

Riportata una citazione del sociologo Charles Wright Mills sulla correlazione tra la storia e i percorsi personali, il Prof. Valbruzzi ha introdotto l’approccio negativo del pensare «contro» i tre target deboli dei «Paraocchi populisti», dell’idea che ogni questione debba essere ridotta ad un cleavage politico e del «Disancoraggio storico». Nel sottolineare la rilevanza dell’evoluzione storica delle società, nella prima parte del seminario, il relatore ha illustrato un interessante percorso cronologico, che ha portato, per esigenze e sviluppo della società, alla formazione e alla trasformazione dei partiti politici nel corso degli anni. Nello specifico, i primi macro-atti della storia europea proposti sono cinque:

  • la formazione dello Stato, che ha portato alla definizione dei confini amministrativi;
  • la costruzione della Nazione, che ha portato alla definizione dei confini culturali;
  • lo sviluppo del Capitalismo industriale, frutto di una rivoluzione controllata e incentivata a livello nazionale, che ha portato alla definizione dei confini economici;
  • il processo di democratizzazione, per cui anche le masse sono state incluse nel circuito politico, che ha portato all’estensione dei confini dei diritti fondamentali;
  • la costruzione del Welfare, che ha portato alla definizione dei confini sociali e all’estensione dei diritti sociali.

In seguito, il docente ha messo in evidenza come, nel corso della storia recente, due ulteriori macro-atti abbiano influenzato la trasformazione degli scenari politici e la creazione di nuovi partiti, nello specifico:

  • l’integrazione transnazionale, che ha portato allo smantellamento dei confini nazionali e alla creazione di istituzioni sovranazionali;
  • lo sviluppo del Capitalismo tecno-scientifico, che ha portato alla creazione di un mercato digitale globale, che per sua stessa natura comporta il superamento dei confini nazionali e la creazione di imprese multinazionali (in questo contesto, lo stato-nazione non plasma e controlla più le dinamiche del capitalismo).

A tal proposito, la sfida proposta dal Prof. Valbruzzi riguarda il funzionamento della democrazia in un contesto diverso da quello caratterizzato dagli stati nazionali.

Nella seconda parte dell’incontro, il relatore è passato ad analizzare il Framework analitico proposto dal politologo norvegese Stein Rokkan, introducendo i concetti di Giunture critiche e Cleavage, in relazione alla formazione dei partiti politici, in occasione di fratture e momenti di rottura determinati nei contesti sociale e politico. In particolare, due giunture critiche e quattro cleavage hanno storicamente definito lo schema nel quale si collocavano i vecchi partiti politici; nello schema tradizionale, lungo le direttrici delle rivoluzioni nazionali e della rivoluzione industriale, i conflitti che hanno plasmato e collocato i raggruppamenti politici sono:

  • Stato contro Chiesa;
  • Centro e Nazione contro Periferia e Locale;
  • Urbano contro Rurale;
  • Imprenditori contro Proletariato.

A seguito delle rivoluzioni transnazionale e digitale, lo schema tradizionale risulta non essere più una chiave di lettura efficace delle nuove formazioni politiche, che prendono posizione rispetto a temi e fratture sociali ormai differenti rispetto al passato, determinando quattro nuove contrapposizioni:

  • Europeisti contro Sovranisti;
  • Multiculturalisti contro Nativisti;
  • Aree globali e metropolitane contro Aree marginali;
  • Vincenti contro Perdenti.

I vecchi partiti trovano difficoltà nel collocarsi nel nuovo modello; pertanto, è possibile concludere che sono saltati gli schemi tradizionali di posizionamento dei gruppi politici, a favore di una maggiore volatilità dei partiti e dell’elettorato.

Il terzo e ultimo panel della giornata «In nome di. Il ruolo del portavoce tra comunicazione politica e istituzionale» è stato curato della Dott.ssa Monica Nardi, portavoce e responsabile della comunicazione di Enrico Letta, e del Dott. Fabio Martini, saggista, giornalista e inviato de La Stampa.

Il primo passaggio analizzato è consistito nella divisione della comunicazione pubblica negli ambiti della comunicazione istituzionale, della comunicazione politica e della comunicazione sociale. Illustrate le differenze tra il ruolo dei portavoce, i compiti degli addetti stampa e le peculiarità degli spin doctor, la relatrice e il relatore sono entrati nel merito del loro intervento, passando in rassegna i dieci punti del «Decalogo del portavoce», analizzando nella fattispecie il ruolo e le funzioni del portavoce nella gestione della comunicazione politica.

Il dialogo incalzante tra la Dott.ssa Nardi e il Dott. Martini e il continuo confronto con gli studenti e le studentesse sono stati i punti di forza del loro intervento. Nell’esaminare le dieci voci, il relatore e le relatrici, anche in riposta ai numerosi interventi degli studenti e delle studentesse, non hanno mancato di fare diversi riferimenti all’attualità e di riportare curiosi aneddoti legati alla loro storia professionale intrecciata alla storia politica ed elettorale del Paese: secondo il decalogo presentato, un buon portavoce deve sempre dire la verità, ha il compito di organizzare, delegare, capire, studiare, approfondire e, soprattutto, guidare la narrazione, in virtù del suo potere di agenda setting. Per la Dott.ssa Nardi, un’eccessiva estemporaneità spesso comporta il fallimento della comunicazione: le capacità manageriali risultano in tal modo imprescindibili per un portavoce, che risulta anche «spin doctor ipso facto». Per la relatrice, è bene che i portavoce imparino a stare sotto i riflettori e a gestire le proprie emozioni e le situazioni di crisi o difficoltà, ma anche a scendere (meglio non salirci affatto) dal piedistallo. È inoltre importante che un portavoce risponda sempre e risponda a tutti e tutte, senza tuttavia commettere l’errore di cimentarsi troppo nelle smentite. Per ultimo, il relatore e la relatrice hanno sottolineato l’importanza per un portavoce di non snaturare troppo il leader politico assistito: l’eloquente locuzione «effetto pongo» riassume alla perfezione la capacità di adattamento indispensabile per un buon portavoce.

A conclusione della giornata, fino a sera, l’immancabile momento di convivialità: una occasione preziosa per gli studenti e le studentesse di fare rete, stringere legami e approfondire conoscenze, condividendo opinioni, racconti, esperienze e fiumi di spritz.

Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 14 e venerdì 15 dicembre: i ragazzi e le ragazze della Scuola di Politiche incontreranno le Istituzioni italiane.

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