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Dalla tradizione alla transizione: il cambiamento del consumo di carne in Europa

Di Gaia Baccani

Se c’è una cosa che accomuna a tavola molte culture europee, è l’amore per la carne. Questa è stata a lungo una protagonista indiscussa delle tavole europee, ma si sta assistendo a una progressiva riduzione del suo consumo, che sta rivoluzionando il settore alimentare e promuovendo nuove alternative sostenibili.

Ma cosa sta guidando questo cambiamento e quale impatto sta avendo sulle abitudini alimentari? In questo articolo, verrà esplorato il suo contesto, le sue motivazioni e le sue implicazioni sul futuro dell’alimentazione. 

Consapevolezza ambientale e cambiamento delle abitudini 

In Europa, il cibo è molto più di una semplice necessità biologica; è un elemento centrale della cultura e dell’identità nazionale. Ogni paese ha tradizioni culinarie radicate nella sua storia, geografia e cultura. Tuttavia, si sta sempre più assistendo a una variazione nei gusti e nelle preferenze alimentari, per riflesso di cambiamenti più ampi nei valori e nelle tendenze dei consumatori, specialmente tra i giovani. La crescente consapevolezza sull’impatto ambientale e sulla salute derivante dal consumo di carne è uno dei principali catalizzatori. Sempre più persone sono informate sugli effetti dannosi dell’industria della carne sull’ambiente, come la deforestazione e l’inquinamento delle acque, spingendoli a cercare alternative più sostenibili. 

Questo interesse crescente è frutto della e, allo stesso tempo, spinta alla proliferazione di fonti che affrontano e sensibilizzano sul tema. Un noto esempio è il documentario “Cowspiracy: The Sustainability Secret”, che solleva importanti questioni sulle nostre abitudini alimentari e sul loro impatto.
Allo stesso modo, studi scientifici continuano a evidenziare i rischi per la salute legati al consumo eccessivo di carne, rendendo queste informazioni più accessibili e diffuse attraverso vari mezzi di comunicazione. “Sei ciò che mangi” è un ulteriore esempio di documentario che tratta il tema del massivo consumo di carne in America e le sue implicazioni sulla salute, sull’ambiente e sul benessere degli animali, invitando a riflettere sulle proprie scelte alimentari e considerare alternative più sostenibili e salutari.

Innovazione nel settore delle alternative vegetali e nuove tendenze

A sostenere questa transizione verso un consumo di carne più consapevole, ci sono alternative vegetali che stanno diventando sempre più popolari sul mercato. Da hamburger a base di piante che riescono a emulare la succosità della carne a alternative come tofu, seitan (la “carne di grano”), o tempeh, l’industria sta investendo sempre di più nella ricerca e nello sviluppo di prodotti che imitano il gusto e la consistenza della carne, ma meno impattanti su ambiente e salute.

Un’altra tendenza emergente è il “flexitarianesimo”, uno stile alimentare che promuove una dieta prevalentemente vegetariana con occasionali consumi di carne, che consente di ridurne l’impatto ambientale senza doverne rinunciare completamente. È una scelta che tra i giovani europei sta guadagnando sempre più seguaci, aperti all’idea di esplorare nuove opzioni alimentari.

Riduzione del consumo di carne in Europa: dati e iniziative in atto

Secondo lo studio “Evolving Appetites”, condotto nel 2023 nel contesto del Progetto Smart Protein, il 51% dei consumatori europei ha dichiarato di aver ridotto il proprio consumo di carne. Questo dato rappresenta un aumento significativo rispetto al 46% del 2021, indicando un trend in crescita verso una dieta meno centrata sulla carne. Paesi come l’Italia, la Germania e la Francia spiccano in questa tendenza, con percentuali di riduzione del consumo di carne che superano il 50%.

La ricerca, che raccoglie dati da oltre 7.500 adulti in dieci Paesi europei, ha rivelato che il 47% dei partecipanti ha ridotto il consumo di carne per motivi legati al proprio benessere, il 29% per il benessere degli animali e il 26% per la salvaguardia dell’ambiente1. Questi dati riflettono una crescente consapevolezza riguardo agli impatti della produzione e del consumo di carne sull’ambiente, sulla salute e sul benessere degli animali. 

Per assecondare questa sensibilità con azioni concrete, l’UE ha avviato l’iniziativa Green Deal, un ambizioso piano per rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. Al suo interno, sono previste azioni specifiche per promuovere la sostenibilità nell’agricoltura e nell’alimentazione, comprese politiche volte a ridurre l’impatto ambientale della produzione di carne e a incoraggiare alternative più sostenibili, sulla scorta delle tendenze già in atto.
Infatti, il consumo di pollame in Europa è cresciuto a un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del +0,7%2 negli ultimi anni, tendenza che si prevede continui nei prossimi 8 anni, con un’ulteriore crescita del +0,4%. Al contrario, le carni rosse hanno visto una contrazione nei consumi (-0,6% per i bovini e -0,2% per i suini). Essendo queste carni più costose delle carni bianche, nonché più sostituibili, si prevede una riduzione ulteriore nei consumi.

Il mercato della produzione e lavorazione della carne in Italia: opportunità e minacce

Seppure le alternative proliferino, le abitudini culinarie, legate alla tradizione, sono ovviamente restie a cambiamenti repentini e i relativi mercati sono meno flessibili di quanto lo siano i consumatori.

In Italia il mercato delle carne è estremamente frammentato, con un gran numero di piccole aziende prevalentemente concentrate al Nord (circa l’80%), caratterizzato da una bassa marginalità ed esposto a sfide imprevedibili e di non facile superamento, come quelle derivanti da malattie virali animali. Ne sono esempi la recente della peste suina africana e l’influenza aviaria dello scorso anno, che hanno avuto forti ripercussioni sull’industria suinicola e avicola italiana, data la morte e l’abbattimento di migliaia di capi e il conseguente crollo dei prezzi della carne dalle zone a rischio. 

Tuttavia, per quanto un direzionamento verso anche altri mercati, come quello di vegetali sostitutivi (si veda l’ esempio di allevatore avicolo che riconverte la sua attività verso la produzione di funghi nel documentario “Sei ciò che mangi”), risulti interessante, non è sicuramente di altrettanto semplice attuazione. Si tratta infatti per lo più di aziende medio-piccole, con poca possibilità di perseguire i maggiori trend in atto – come il presidio di più fasi della catena produttiva o l’ottimizzazione dei costi, che consentirebbero di attuare i cambiamenti utili per la riqualificazione della filiera, la digitalizzazione dei processi e la valorizzazione dell’italianità e delle razze autoctone – figurarsi una riconversione produttiva sostenibile economicamente o anche solo a una diversificazione sostanziale dell’offerta.
Tali strategie sarebbero sostenibili per lo più dalle sole leader del mercato, che detengono attorno al 50% del fatturato dei settori di produzione e lavorazione della carne bianca e rossa. 

Nonostante quindi le difficoltà del mercato e la crescente consapevolezza sull’impatto ambientale e sulla salute associati al consumo di carne, i cambiamenti nelle abitudini culinarie e nei mercati correlati si prevedono lenti e complessi.

Verso un futuro alimentare consapevole: considerazioni 

Quanto a consumo di carne, l’Europa sta attraversando una fase di trasformazione da crescente consapevolezza ambientale, ricerca di alternative più salutari e disponibilità di prodotti innovativi. In questo contesto, è essenziale per l’industria alimentare adattarsi a nuove esigenze dei consumatori, offrendo prodotti che soddisfino non solo i loro gusti, ma anche le loro preoccupazioni per la salute e l’ambiente. 

Con una maggiore consapevolezza e una crescente disponibilità di alternative vegetali, il consumatore ha il potere di guidare un cambiamento significativo nel settore alimentare, promuovendo uno stile di vita più sano e sostenibile per le generazioni future. Tuttavia, date le sfide significative lungo il cammino, è imperativo che governi, aziende e consumatori lavorino insieme per promuovere pratiche agricole e alimentari sostenibili e resilienti, garantendo un accesso a una dieta sana, sicura e rispettosa dell’ambiente.

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