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CORSO ANNUALE 2025: AL VIA I MODULI SPECIALISTICI PER LA CLASSE GREENNOVATION

Di Lidia Cirillo

, Pietro Di Bari

, Chiara Scrocca

Sistemi elettorali, transizione energetica ed intelligenza artificiale: sono questi i temi che hanno accompagnato la classe Greennovation nella lezione di febbraio del Corso Annuale di Scuola di Politiche. La sede dell’AREL (Agenzia di Ricerche e Legislazione fondata da Nino Andreatta) ha ancora una volta accolto studenti e studentesse per la prima giornata dei moduli specialistici legati alle tematiche dell’innovazione e della sostenibilità.

La giornata è iniziata con Enrico Campelli, dottore di ricerca in “Teoria dello Stato e Istituzioni Politiche Comparate” presso l’Università di Roma “Sapienza”, che ci ha parlato dell’evoluzione dei sistemi elettorali italiani. Nella sua lezione dal titolo “L’evoluzione dei sistemi elettorali italiani: un caso di ipercinetismo cronico” ha voluto sottolineare come i sistemi elettorali non sono solo strumenti tecnici, ma hanno anche una valenza politica molto forte. Si tratta di fatto delle regole del gioco che incidono profondamente sulla rappresentanza politica. Possiamo affermare infatti che la legge elettorale è alla base di tutto il sistema giuridico e rappresenta l’unione di “alti principi” (rappresentanza, stabilità, inclusione) e “bassa politica” (come si vince). La lezione si è soffermata non tanto sulle election laws (le regole della campagna elettorale), quanto piuttosto delle cosiddette electoral laws (i sistemi elettorali in senso stretto, le regole delle elezioni), i cui elementi costitutivi sono: la scheda, le circoscrizioni e la formula elettorale. La funzione della scheda elettorale è quella di strutturare la scelta dell’elettore; abbiamo discusso come la distinzione tra schede categoriche che impongono una sola scelta e schede ordinali che permettono una scelta più articolata (per esempio ordinando tutti i candidati in ordine di preferenza) abbiano delle conseguenze sul livello di coinvolgimento dell’elettore e quindi in ultima analisi sulla politica e sul sistema politico stesso. Il secondo elemento che incide sulla trasformazione dei voti in seggi è costituito dalla grandezza e dalla conformazione dei collegi elettorali. Questi sono, solitamente, le aree territoriali all’interno delle quali le preferenze degli elettori vengono raccolte e trasformate in seggi parlamentari. A questo punto si è discusso del fenomeno del gerrymandering (ritaglio territoriale artificioso dei collegi al fine di favorire o sfavorire un determinato partito) e del malapportionment (mancata redistribuzione dei seggi tra i collegi). L’ultimo elemento analizzato è la formula elettorale cioè la formula matematica di trasformazione dei voti in seggi distinguendo tra sistemi majority (che necessitano il 50% + 1 dei votanti) e plurality (che si possono descrivere con la formula inglese first past the post). In ultima analisi, è stata trattata l’esperienza italiana e il suo ipercinetismo: sette sistemi elettorali cambiati negli ultimi trent’anni che hanno causato affaticamento negli elettori e nel sistema partitico. Quanto ancora durerà questo trend?

Nel pomeriggio, la classe entra nel vivo dei moduli specialistici, con i primi interventi tagliati sul tema della transizione energetica. Prende quindi la parola Michele Governatori, responsabile relazioni esterne ed energia di ECCO – The italian climate change think tank, intavolando una lezione che di frontale ha ben poco. La lezione inizia con più domande che risposte: dal costo dell’energia all’organizzazione delle aziende del settore, quante ne sanno gli studenti e le studentesse? Il dubbio è lecito, e lo testimonia il titolo della presentazione: “Tendenze, falsi miti, opportunità dell’energia”. La storia, però, ha reso i tempi maturi per affrontare il dibattito nazionale ed europeo sull’energia con pragmaticità e lungimiranza. Pur trattandosi di scelte politiche, queste non possono sottrarsi al peso di alcuni numeri. Si parla di numeri importanti quando si dà un’occhiata al costo di produzione di energia elettrica dalle diverse tecnologie attualmente impiegate. L’analisi dell’LCOE (Levelized Cost Of Energy che, misurato in $/MWh, mette in relazione tra loro costi fissi e costi variabili di sistemi di produzione di energia elettrica tra loro molto diversi) solleva interessanti osservazioni su alcune fonti rinnovabili.  Negli ultimi 15 anni, il costo di produzione dell’eolico è sceso del 63%, secondo solo al fotovoltaico che domina la scena con una diminuzione dell’83% nello stesso lasso di tempo. La competitività delle fonti rinnovabili rispetto alle fonti fossili diventa sempre più rilevante per determinare il mix energetico nazionale, al punto tale da coprire il 41,2% della domanda nell’ultimo anno.

Parlare di energia elettrica soffermandosi esclusivamente sulla sua produzione significherebbe fare solo metà del lavoro. La produzione, va ricordato, è la risposta ad una domanda di consumo, ed è quindi lecito analizzare anche quest’ultima. Governatori punta l’attenzione non sul “quanto” si consuma, bensì sul “quando”. Immaginando di voler fare una doccia calda, bisogna tener conto che questa può avere impatto zero se si riscalda l’acqua con un impianto fotovoltaico locale; diversamente, sarà necessario innalzare la domanda sulla rete che porterà centrali termoelettriche a bruciare combustibili fossili. Cosa si può fare, dunque, per non essere costretti ad aspettare che il sole sia alto in cielo per farsi una doccia calda? Michele Governatori lo chiede agli studenti e alle studentesse presenti in aula, dando loro 5 euro di budget. La soluzione? Un timer, in grado di attivare il sistema di riscaldamento dell’acqua quando vi è disponibilità di energia elettrica da fotovoltaico, in modo tale che possa restare calda fino a sera.

Ottimizzare la domanda è una delle sfide imminenti del settore energetico. Il caso del timer ne è un esempio intuitivo ma, con reti intelligenti e sistemi IoT connessi tra loro, il gestore della rete può comunicare al singolo utente quali sono le fasce orarie su cui può spostare la sua domanda, così da ridurre lo stress della rete e quindi la produzione nelle centrali. Nel solco dello stesso tema, si parla di comunità energetiche, ossia reti di utenti che condividono la produzione di energia elettrica ed anche la domanda di consumo. Un futuro più sostenibile non passa necessariamente da privazioni estreme, ma da un cambio di approccio e da un uso più saggio delle risorse.

Chiude i lavori un panel dedicato a quello che – date le sue profonde implicazioni scientifiche, geopolitiche ed economiche – rappresenta senza alcun dubbio uno dei temi più rilevanti del dibattito attuale: l’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato con Marco Bani (responsabile Affari Istituzionali, Formazione e Digitalizzazione del Partito Democratico al Senato della Repubblica) che ha tenuto per noi una lezione dal titolo “Il Tecnopotere nell’era dell’intelligenza artificiale”, approfondendo le dinamiche che regolano l’ascesa di questa famiglia di tecnologie e il suo impatto sui rapporti di forza globali.

L’intelligenza artificiale è ormai riconosciuta come un settore strategico e in continua espansione. In questo scenario, non sorprendono le dichiarazioni di Vladimir Putin, che alcuni anni fa ha affermato che “il Paese leader nell’intelligenza artificiale avrebbe dominato il mondo”, né il macabro pronostico di Elon Musk, il quale in un suo vecchio post ipotizzava che la crescente competizione in questo ambito potesse addirittura condurre allo scoppio della Terza Guerra Mondiale. Quello che si delinea, dunque, è uno scenario simile a una nuova guerra fredda, in cui le principali potenze mondiali competono per la supremazia nello sviluppo e nell’applicazione di questa nuova tecnologia, vista dai più come una forza destinata a trasformare radicalmente l’industria, l’economia e la società nel loro complesso.

Le crescenti tensioni geopolitiche stanno ostacolando la creazione di un quadro normativo condiviso a livello internazionale. In questa direzione si inserisce la recente proposta dell’amministrazione Biden, che prevede un nuovo quadro normativo per limitare l’esportazione dei chip avanzati necessari allo sviluppo di data center e prodotti basati sull’intelligenza artificiale: ad essere colpiti, con vario grado di intensità, sono oltre 120 Paesi, tra cui Russia e Cina su tutti. Nonostante queste restrizioni, del resto, la Cina non ha mostrato segni di rallentamento. Il recente lancio di DeepSeek, infatti, ha scosso l’intero settore dell’IA in quanto il nuovo LLM cinese – fondato su un approccio sensibilmente più economico ed almeno in parte open-source – sembra mettere in discussione le tradizionali strategie di sviluppo e commercializzazione di questa tecnologia, spingendo molti dei principali player globali a interrogarsi su quali siano i veri fattori determinanti per il successo nell’era dell’intelligenza artificiale.

Nel frattempo, l’Unione Europea ha scelto di percorrere una strada diversa, concentrandosi negli ultimi anni sulla definizione di una regolamentazione che ponga al centro il rispetto dei diritti fondamentali e dei principi etici, attraverso l’adozione del c.d. AI Act. Tuttavia, questa scelta solleva interrogativi tra gli esperti: introdurre normative così stringenti si rivelerà davvero una mossa saggia o impatterà negativamente sullo sviluppo tecnologico?

Dopo un dibattito piuttosto vivace, la classe è giunta alla conclusione che, per mantenere la propria rilevanza nel panorama tecnologico globale, l’Unione Europea dovrà adottare un approccio più equilibrato, capace di coniugare regolamentazione e sviluppo. Se da un lato la tutela dei diritti fondamentali resta un obiettivo imprescindibile, dall’altro è necessario evitare che un eccesso di vincoli normativi finisca per soffocare la capacità di innovazione e la competitività delle imprese europee. In questo senso, la scommessa dell’Unione di poter suscitare una volontà imitativa da parte dei suoi competitor, innescando il c.d. effetto Bruxelles, non è ancora vinta: sarà necessario dimostrare che un approccio più etico e sicuro all’IA possa effettivamente diventare un vantaggio competitivo. Il cammino è ancora lungo e ricco di sfide, ma il dibattito è più che mai aperto.

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