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Autodeterminazione finanziaria: a che punto siamo?

Di Melissa Marinangeli

L’alfabetizzazione finanziaria è fondamentale per prendere decisioni informate sulla gestione del denaro, ma è anche il punto di partenza per comprendere la realtà sapendo valutare meglio le politiche economiche dei governi. Le disparità nell’educazione finanziaria in Europa, compresa l’Italia, sollevano preoccupazioni circa la capacità degli individui di navigare efficacemente nel complesso mondo della finanza. 

In generale, il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani, secondo uno studio OCSE, rimane relativamente basso, con sondaggi che indicano una conoscenza limitata dei concetti finanziari di base come: tassi di interesse, inflazione e le strategie di investimento. Portando l’Italia a posizionarsi al penultimo posto in termini di alfabetizzazione in Europa. 

Uno dei fattori che contribuiscono al basso livello di educazione in Italia è l’atteggiamento culturale nei confronti del denaro. Tradizionalmente, gli italiani sono più inclini al risparmio che all’investimento, affidandosi spesso a reti informali come la famiglia e gli amici per la consulenza in materia. Questa mentalità culturale, pur promuovendo la parsimonia, può impedire agli individui di allocare correttamente le risorse necessarie per l’età anziana, che con l’allungarsi della prospettiva di vita, ha attribuito una responsabilità maggiore ai singoli, mutando lo scenario previdenziale.

La complessità del sistema finanziario e della burocrazia italiana può essere scoraggiante per gli individui che cercano di migliorare la propria alfabetizzazione finanziaria. Inoltre, la prevalenza di attività economiche informali e di transazioni in contante aggiunge un ulteriore livello di complessità alla gestione e alla regolamentazione finanziaria.

Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia è in ritardo in termini di iniziative e risultati di educazione finanziaria. Paesi nordici come la Svezia e la Danimarca hanno istituito programmi completi di educazione finanziaria integrati nei programmi scolastici fin dall’infanzia. Questi Paesi vantano alti livelli di alfabetizzazione finanziaria tra le loro popolazioni, attribuiti a una combinazione di politiche educative, atteggiamenti culturali e solide infrastrutture finanziarie. Allo stesso modo, Paesi come la Germania e l’Olanda danno priorità all’educazione finanziaria attraverso iniziative condotte sia da agenzie governative, che da organizzazioni private.

In Italia, invece, l’approccio educativo è frammentario, con un coordinamento limitato tra istituzioni scolastiche, enti governativi e stakeholder del settore finanziario. Nonostante gli sforzi per promuovere l’alfabetizzazione finanziaria attraverso campagne e workshop, l’impatto rimane modesto rispetto ai Paesi con approcci più strutturati e sistematici.

Anche il quadro normativo gioca un ruolo significativo nel plasmare l’educazione finanziaria in Europa. I Paesi con normative rigorose e leggi a tutela dei consumatori tendono a dare priorità all’alfabetizzazione finanziaria come parte del loro più ampio programma di inclusione finanziaria. In Italia, gli sforzi per rafforzare la protezione dei consumatori e promuovere la trasparenza finanziaria sono stati ostacolati dalle inefficienze burocratiche e dalle sfide normative. E’ di recente approvazione la proposta di legge sull’ingresso dell’educazione finanziaria nei programmi scolastici italiani. Seppur si tratti di una prima pietra miliare, l’inclusione è ottenuta attraverso l’assegnazione dei già limitati spazi all’interno dell’educazione civica (materia che prevede trentatré ore annuali tendenzialmente distribuite in un’ora a settimana). La materia verrà poi insegnata non da professionisti del settore o insegnanti laureati in materie economiche, ma sarà un insegnante di altre materie ad occuparsene, come del resto come accade per l’educazione civica. Il dubbio, quindi, è che le lacunose competenze degli insegnanti possano non essere sufficienti allo sviluppo di capacità pratiche degli alunni. 

In conclusione, affrontare le disparità nell’educazione finanziaria sarà sempre più essenziale per promuere l’inclusione e movettere gli individui in condizione di prendere decisioni informate. Sebbene l’Italia si trovi in una posizione di svantaggio, esiste un potenziale di miglioramento grazie ai fondi e alle risorse messe in campo dall’Unione europea. Imparando dalle migliori pratiche in Europa e attuando interventi mirati, l’Italia può colmare il divario nell’alfabetizzazione finanziaria, eliminando barriere all’entrata che non permettono l’emancipazione dei cittadini. 

E voi? Sapreste prendere decisioni informate e indipendenti in materia?

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