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Attori della partecipazione: tra partecipazione e ideologia

Il terzo weekend di lezione del Corso Impact Calabria 2024, dal titolo “Attori della partecipazione: tra partecipazione e ideologia” è iniziato con l’intervento del prof. Antonio Costabile, che ha approfondito il concetto di “carisma”. Attraverso il racconto di un convegno dedicato a Luciano Cavalli a cui il professore ha partecipato, si è discusso del carisma in relazione ai cambiamenti socio-politici e ai leader politici carismatici, con particolare attenzione ai presidenti americani. Costabile ha evidenziato come il carisma richieda un profondo legame tra le parole e le azioni del leader.
L’etimologia del termine carisma ha radici religiose, il che suggerisce una connessione tra il familismo politico italiano e il carisma religioso. Raccontando delle prime elezioni dirette dei sindaci nel 1993 a Cosenza, Costabile ha evidenziato come fossero riemerse figure come quella di Giacomo Mancini, Arnoni (figlio di un ex podestà fascista) e Gentile: tutti membri di storiche famiglie politiche della città che contrastavano con il momento di grande
cambiamento politico.
È stato visto come nelle regioni italiane si ebbe un processo di selezione politica diverso: al Nord, l’elezione di esponenti della società civile; al Sud, l’elezione di personale politico legato a catene familiari. Il prof. ha ricordato che il carisma, per Weber, poteva essere inteso come generale (inteso come forza rivoluzionaria: lo è stata la città europea o il carisma rivoluzionario della rivoluzione russa) oppure come capo carismatico (persona che è espressione di forze rivoluzionarie, nasce dal riconoscimento dal basso e proprio per questo è fortissimo). Con carisma del sangue si indica ciò che avveniva prima delle società moderne: la successione avveniva
con “natura sacra” ed è così che nacquero le monarchie e le dinastie. Il carisma del sangue è diverso dal carisma d’ufficio: quello universalistico dell’istituzione, della carica e non della persona.

Il prof. Francesco Raniolo ha poi esplorato i processi di identificazione con il leader attraverso la comunicazione, la repressione e la clientela partendo dall’analisi di Neumann sui regimi autoritari e la democrazia. Ha distinto tra il dux, il leader che guida, e il rex, il leader che conserva il potere. Il carisma d’ufficio precede chi ricopre il ruolo, mentre il carisma di sangue segue il processo di infusione di valore (il rettore/Papa/monarca cede al figlio il ruolo). Se il familismo eccessivo e il clientelismo bloccano il meccanismo di selezione politica, questo, forse, spinge gli “esclusi” dalla politica a non votare.

Durante la terza lezione della prima giornata, la prof.ssa Sabina Licursi ha presentato una ricerca sulla partecipazione degli adolescenti alla vita pubblica in cinque città italiane, evidenziando come l’ambiente e il territorio abbiano un’influenza positiva o negativa sulla loro partecipazione. Si è parlato del progetto Ripartire di ActionAid, sulla povertà educativa (non avere conoscenze e competenze per vivere in una società estremamente specializzata come la nostra) e l’abbandono scolastico precoce. Utilizzando strumenti come i profili di comunità, surveys, focus group territoriali online e la tecnica del world Café, è stato analizzato come la mancanza di partecipazione sociale in giovane età possa portare a una mancata partecipazione politica, perpetuando un circolo di svantaggio sociale.

Infine a conclusione della prima giornata, il prof. Mattia Diletti ha presentato i Think tank: nati negli USA, sono organizzazioni di esperti che cercano di influenzare le politiche pubbliche. Ma da dove vengono questi esperti? Dove lavorano e come si organizzano? Chiamati “università senza studenti” perchè nascono come centri di ricerca privati, interamente finanziati da privati, queste organizzazione vengono utilizzate per influenzare i processi di decision-making. Sono stati nominati svariati Think tank, tra cui la Brookings Institution, fondata nel 1916 come il primo think tank che aveva l’obiettivo di aiutare il governo federale a gestire la contabilità dell’intervento bellico della prima guerra mondiale e irrorare logica manageriale nello Stato statunitense. Diletti ha spiegato come ogni mutamento politico, negli USA, sia accompagnato dalla nascita di nuovi think tank, anche per rappresentare idee politiche di minoranza che potrebbero diventare opinione diffusa (almeno nelle élite). In Italia, la Fondazione Agnelli è il Think tank più simile a quelli Usa.

Ad aprire la discussione della tavola rotonda organizzata nella seconda giornata di lezione, il prof. Raniolo ha approfondito la relazione tra politica e amministrazione, esplorando il concetto di tecnocrazia e il potere della conoscenza (epistocrazia ed epistemocrazia). Temi tornati in discussione dopo la pandemia: i processi decisionali tendono a slittare dal dibattito pubblico ad organismi non maggioritari come think tank e organizzazioni di esperti (Pizzorno: processi decisionali non basati sul consenso). “Più l’emergenza è emergente e più gli spazi di discussione si restringono”. Già in fase di agenda setting gli esperti influenzano il dibattito. La tecnocrazia è conseguenza di processi di razionalizzazione e modernizzazione (anche se con natura e origini diverse). Sono stati analizzati i concetti di sapere, saper fare e saper agire (capacità di discutere, influenzare e rapportarsi), e le domanda da porsi nel procedimento di analisi: chi governa? (élite elettive o non elettive; attraverso il consenso o la competenza?); come governa? (discrezionalità tecnica?); perchè governa?

Il prof. Maurizio Cerruto ha esaminato la trasformazione degli attori e dei policy network (gruppi di interesse, burocrati, esperti, politici), nonché la crescente influenza degli esperti nelle decisioni politiche e amministrative.

– Politici: compito di distribuire benefici e obiettivo massimizzare il consenso dei cittadini. Dagli anno ’80 non attuano più politiche distributive ma sottrattive (distribuiscono costi). Come aumentare il consenso, allora? Esistono due strategie:

1. Delegare ad altri (governi tecnici o semi) le decisioni impopolari
2. Tattiche di offuscamento, di compensazione, di divide et impera

-Burocrati: hanno ruolo essenziale nel policy-making, perchè poggiano su 2 risorse che fanno di loro degli esperti, ovvero competenze e permanenza stabilità istituzionale. Può sorgere il problema delle risorse di expertise e all’esternalizzazione (problema presente in Italia).
– Gruppi di interesse: rispetto a politici e burocrati cercano di influenzare le politiche pubbliche attraverso attività di lobbying (come consulenti o autonomamente)
– Esperti: centrale non solo negli ultimi anni (Dente nel 1990 diceva che ricorrere direttamente agli esperti era un’eccezione, mentre gli altri 3 attori precedenti si rivolgono come regola a loro per elaborare proposte da avanzare). Viviamo, ormai, in un costante stato di eccezione che “costringe” a ricorrere agli esperti:
dagli anni ’90 ad oggi.

Durante la pandemia ciò che gli esperti affermavano serviva ai politici per legittimare le scelte e depoliticizzare le decisioni in quanto basata sulla scienza.

In chiusura, i prof. Raniolo e Diletti hanno definito chi sono gli esperti e che ruolo hanno nei processi decisionali. Hanno discusso il rapporto tra Stato e mercato, la partecipazione popolare nei processi decisionali e l’influenza della mediatizzazione sulle opinioni degli esperti. Hanno concluso evidenziando la concorrenza che si crea tra forme di expertise e l’importanza delle risorse conoscitive come strumenti di potere.

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