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Tutela dell’ambiente: una questione costituzionale

L’inserimento della tutela dell’ambiente in Costituzione è un segnale di attenzione della classe politica ad un tema divenuto ormai centrale nel dibattito socioculturale ed economico. L’efficacia dei piani di intervento dipende in modo cruciale dalla capacità di progettare il futuro alla luce di evidenze scientifiche e di una fitta rete di vincoli geopolitici nella quale è difficile districarsi. La Costituzione sarà un riferimento prezioso lungo un cammino che si annuncia pieno di ostacoli.

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“Ukraina slava slava slava”

Nel Corso Annuale 2022 c’è Diana, studentessa al quarto anno di giurisprudenza. Diana è ucraina, vive a Milano da 18 anni, gran parte dei suoi 24, e nel suo Paese di origine ha molto più che le sue radici: ci sono i suoi nonni, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Ospiteremo presto interventi e contributi di studiosi e studiose di relazioni internazionali ed esperti ed esperte di geopolitica. Volevamo, però, che il nostro primo intervento su questa folle guerra fosse con la voce, i pensieri e le preoccupazioni di una nostra studentessa, autrice di un articolo molto bello, carico di vissuto e scevro di retorica. Ci ha prestato i suoi occhi, per qualche riga, così che anche noi possiamo vedere meglio.

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Verso la negoziazione di un nuovo strumento internazionale post-pandemico: international law is still the answer (?)

L’articolo, pubblicato dal Blog della Società Italiana di Diritto internazionale e di Diritto dell’Unione Europea, analizza in chiave descrittiva e insieme critica l’oggetto dei negoziati che a seguito della sessione speciale della Assemblea mondiale della sanità (AMS), riunitasi dal 29 novembre al 1 dicembre 2021, prenderanno piede nei prossimi anni in seno all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), volti a negoziare un nuovo strumento di diritto internazionale relativo alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie.

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Rendere attraenti i competenti

In un mondo in cui la competizione dei saperi è sempre più serrata, l’informazione rischia di restare al palo nella disperata ricerca di audience. I media hanno quindi la responsabilità di aiutare i competenti a diventare attraenti cercandoli, facendoli parlare, dando loro credito, senza aver paura del giudizio degli ascolti, che alla lunga premierà chi ha saputo dar voce alla competenza. Perché la responsabilità di chi ha seguito e chi ha competenze è forse la stessa: mettere queste ultime a disposizione di ciascuno.

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Democrazia rappresentativa, società digitale e radicalità. Incontro con Lea Ypi

Il 15 dicembre l’Arel ha organizzato un incontro dal titolo “Democrazia rappresentativa e società digitale”, con protagonista Lea Ypi, professoressa alla London School of Economics. Ypi ha condotto una riflessione critica sui concetti di polarizzazione e di conflitto, evidenziando come una democrazia rappresentativa non debba demonizzare questi elementi. Deve invece imparare a governarli e renderli produttivi attraverso le proprie istituzioni, a cominciare dai partiti politici, i quali devono ripensare il proprio ruolo e la propria funzione. L’articolo riflette su questi aspetti, lasciando aperte alcune domande che sperano di stimolare ulteriormente una riflessione critica in merito.

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L’Italia del Rischio Geologico. Scienza e politica alla sfida della Grande Transizione

L’indipendenza della ricerca è un presupposto imprescindibile per garantire l’affidabilità dei prodotti scientifici. Specialmente nel campo della geofisica e della geologia, che hanno un impatto diretto sulla sicurezza della popolazione, è fondamentale che l’intero processo di redazione dei criteri di valutazione del rischio – dalla ricerca di base alle applicazioni – non subisca interferenze da parte della politica e di enti esterni.

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Perché l’Occidente ha fallito in Afghanistan? Dialogo con Mario Del Pero

Il ritorno dei talebani in Afghanistan travaglia la coscienza dell’Occidente, per la sua carica simbolica e per le immagini che rievocano potentemente il passato. Tutto riconduce alla stessa domanda che suona come un refrain: cos’è andato storto? Se la democrazia occidentale ha realizzato le sue promesse di benessere e civiltà nel nostro spicchio di mondo, perché fa tanta fatica ad affermarsi in quelle regioni nelle quali ce ne sarebbe più bisogno? Se il passato gioca un ruolo così centrale in questa vicenda, si può iniziare ponendo in prospettiva il fallimento occidentale in Afghanistan. Per questa ragione ci siamo rivolti al professor Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale a Sciences Po Paris e profondo conoscitore degli Usa.

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